Barriere architettoniche: non serve il permesso


Secondo la Corte di Cassazione non serve il permesso di costruire se i lavori servono per eliminare le barriere architettoniche
Barriere architettoniche: non serve il permesso

Con la sentenza n. 38360 del 2013, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha stabilito che per la realizzazione di lavori urbanistici finalizzati alla rimozione delle barriere architettoniche non serve il permesso di costruire, sempre che gli interventi non modifichino la sagoma dell’edificio. Innanzitutto, va specificato che per barriera architettonica si intende una qualsiasi opera edile che limiti o impedisca la fruizione di un servizio, soprattutto in riferimento alle persone con limitata capacità motoria o sensoriale.

La Suprema Corte si è pronunciata sul caso di un imputato che, in qualità di committente e legale rappresentante della ditta edile che aveva realizzato i lavori, era stato condannato in primo e secondo grado alla rimozione di quanto costruito. Infatti, sia il Tribunale di Bari che la Corte di Appello del capoluogo pugliese gli avevano dato torto, sentenziando l’abbattimento di una rampa per l’accesso per disabili costruito sul lato sinistro dell’abitazione e di una recinzione dell’area della rampa carrabile di accesso al piano interrato sul lato destro.

L’uomo ha fatto ricorso in Cassazione, contestando che sia il Tribunale che la Corte di Appello di Bari non avessero preso in esame la normativa vigente in materia di barriere architettoniche, le quali, in alcuni casi, rientrano nell’ambito dell’Edilizia Libera. Inoltre, aveva anche fatto presente che il Comune di residenza gli aveva respinto una richiesta di variante urbanistica. La Corte di Cassazione gli ha dato ragione e ha impedito che l’imputato rimuovesse quanto costruito.

Secondo la Cassazione, infatti, i lavori edili realizzati dall’imputato rientravano nell’ambito della Edilizia Libera, ai sensi dell’art. 6, comma 1, lettera b) del D.P.R. 380/2001, per i quali non serviva il permesso di costruire. Nello specifico, l’articolo in questione permette di eseguire interventi senza alcun titolo abilitativo nel caso in cui siano "volti all’eliminazione di barriere architettoniche che non comportino la realizzazione di rampe o di ascensori esterni, ovvero di manufatti che alterino la sagoma dell’edificio".

Evidentemente, la Corte di Cassazione ha considerato i lavori realizzati dall’imputato come interventi che non modificassero la sagoma dell’edificio. Per tutte le opere che, invece, alterino la sagoma dell’edificio (dalle ristrutturazioni alle opere esterne), si deve applicare l’art. 22 del D.P.R. 380/2001, in base al quale è necessario richiedere un’autorizzazione tramite la DIA (Denuncia di Attività) oppure una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Secondo tale norma "sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli interventi non riconducibili all’elenco di cui all’articolo 10 e all’articolo 6 (del D.P.R. 380/2001 - Ndr), che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente".

In conclusione, i lavori realizzati dall’imputato sono stati considerati come rientranti tra quelli elencati nell’art. 6 del D.P.R. 380/2001 e, quindi, tra quelli per cui non serve il permesso di costruire. E’ una sentenza che agevola notevolmente le opere edili di coloro che, per necessità, intendono eliminare alcune barriere architettoniche. Ma, data la necessaria conoscenza della normativa in materia, dell’iter burocratico da seguire e della complessità dei lavori di realizzazione, è consigliabile farsi assistere da un esperto del settore.

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