Caporalato: ora è legge


Approvata anche alla Camera la legge sul caporalato. Previsti sei anni di carcere che possono arrivare anche a otto
Caporalato: ora è legge

La Camera ha approvato in via definitiva con 336 voti a favore e nessun voto contrario la nuova legge contro il caporalato. Il disegno di legge era passato quasi con l’unanimità anche al Senato, questa estate, dove aveva ottenuto 190 voti favorevoli e nessun voto contrario. Solo 32 senatori si erano astenuti.

"È una grande giornata per il lavoro, per la tutela dei diritti e le persone più deboli" ha commentato il ministro della Giustizia Andrea Orlando. A fargli eco è stato il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che ha affermato: "Lo Stato risponde in maniera netta e unita contro il caporalato con questa nuova legge attesa da almeno cinque anni. C’è tanto lavoro da fare e una legge da sola non basta, ma la direzione che abbiamo tracciato è inequivocabile. Dobbiamo lavorare uniti per non avere mai più schiavi nei campi".

Soddisfazione è stata espressa anche dai sindacato Cgil per una legge che ha l’intenzione di contrastare il fenomeno del caporalato a causa del quale proprietari terrieri e i cosiddetti "caporali" (coloro che controllano e dirigono la manodopera) sfruttano i lavoratori, in larga maggioranza stranieri (con e senza permesso di soggiorno), impiegati nell’attività stagionale di raccolta dei prodotti agricoli. I lavoratori svolgono le loro mansioni con orari di lavoro estenuanti, vengono sottopagati e pernottano in alloggi di fortuna, spesso ammassati in casolari fatiscenti dalle scarse condizioni igieniche.

Al momento dell’approvazione della legge al Senato, la vice Presidente del Senato Valeria Fedeli aveva ricordato che il caporalato è un fenomeno che colpisce "più di 400mila lavoratrici e lavoratori, sia italiani che stranieri, e di cui si parla solo in occasione di eventi drammatici".

Ora le legge è definitiva. Ma cosa prevede?
Il provvedimento prevede che il reato sia "punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato, chiunque recluta manodopera per destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori e chi utilizza, assume o impiega manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione di caporali, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno". Se lo sfruttamento viene commesso anche attraverso l’uso della violenza, gli anni di reclusioni aumentano fino a otto anni ed è previsto l'arresto in flagranza.
Sono inoltre sanzionati con la confisca dei beni i caporali e anche i datori di lavoro che sono consapevoli dello sfruttamento.

Introdotte anche semplificazioni degli indici che dovrebbero indicare se vi sia o meno lo sfruttamento del lavoratore tra i quali: l’ammontare delle retribuzioni (che non devono essere difformi dai contratti collettivi), gli orari di lavoro giornalieri, i periodi di riposo, l’applicazione delle norme in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro, la tipologia dei metodi di sorveglianza della manodopera e le condizioni alloggiative dei lavoratori agricoli.

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