Casa in comodato anche per la nuora separata


La Corte di Cassazione: la casa concessa in comodato al figlio può non essere restituita dall’ex nuora
Casa in comodato anche per la nuora separata

Con la sentenza del 29 settembre n. 20448 emessa dalle Sezioni unite civile, la Corte di Cassazione ha affermato che la casa offerta in comodato al figlio/figlia affinché ci viva con la sua famiglia, può non essere restituita dalla nuora/genero affidataria/o dei figli, anche dopo la separazione. Unica eccezione: se il suocero o la suocera, proprietari dell’appartamento, ne richiedono il possesso per l’uso diretto o in caso di impoverimento.

Il caso che le Sezioni unite si sono trovate a dirimere è stato quello di un uomo che aveva concesso in comodato al figlio un appartamento di sua proprietà, perché ci vivesse assieme alla moglie e al figlio. Dopo la separazione della coppia, la nuora e il nipote erano rimasti a vivere nell’appartamento in questione, ragione per la quale il suocero ne aveva richiesto la restituzione. La Corte di Cassazione, però, ha respinto la richiesta del suocero-comodante, rigettando le ragioni avanzate dall’uomo.

Nello specifico, il suocero-comodante riteneva di dover semplicemente richiedere la restituzione dell’appartamento per poterne riottenerne il possesso, così come stabilito dall’art. 1810 del Codice civile. Secondo tale articolo, infatti: "se non è stato convenuto un termine né questo risulta dall'uso a cui la cosa doveva essere destinata, il comodatario è tenuto a restituirla non appena il comodante la richiede". Il suocero era, dunque, convinto che bastasse la semplice richiesta di restituzione.

La decisione della Suprema Corte si è basata, invece, sull’articolo precedente, l’art. 1809 del Codice civile che sancisce: "il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando se ne è servito in conformità del contratto. Se però, durante il termine convenuto o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, sopravviene un urgente e impreveduto bisogno al comodante, questi può esigerne la restituzione immediata".

Il comodato in questione, pur essendo senza determinazione di durata, è stato interpretato dalla Suprema Corte come un comodato legato all’uso. Nel caso specifico, l’uso è "la destinazione come casa familiare" che resta valido anche nel caso di una crisi coniugale. Nella sentenza, infatti, si legge che: "se il contratto ancorava la durata del comodato alla famiglia del comodatario corrisponde a diritto che esso perduri fino al venir meno delle esigenze della famiglia".

Le uniche motivazione per le quali i suoceri potrebbero riottenere il possesso dell’appartamento, sono la necessità di uso diretto e il sopraggiungere imprevisto di un impoverimento. Nella sentenza, a tal proposito, si legge: "non solo la necessità di uso diretto, ma anche il sopravvenire imprevisto del deterioramento della condizione economica, che obbiettivamente giustifichi la restituzione del bene anche ai fini della vendita o di una redditizia locazione del bene immobile, consente di porre fine al comodato anche se la destinazione sia quella di casa familiare".

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Diritto di famiglia