Co.co.co e Co.co.pro: cosa cambia per l’impresa


Stop alle collaborazioni e agevolazioni alle imprese che trasformano i contratti a tempo indeterminato
Co.co.co e Co.co.pro: cosa cambia per l’impresa

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri il 20 febbraio 2015 sono state introdotte importanti novità in tema di contratti di collaborazione coordinata e continuativa (i cosiddetti co.co.co) e quelli di collaborazione a progetto (co.co.pro).

Innanzitutto, dopo la revisione e semplificazione dei modelli dei contratti lavorativi attuata dal Jobs Act, è stato stabilito che, a partire dall’entrata in vigore del citato decreto legislativo, non è più possibile per le imprese attivare nuovi contratti di collaborazione a progetto. Dunque, una volta conclusi quelli già in essere, le aziende dovranno optare per le altre tipologie contrattualistiche, prima fra tutte il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Secondo punto importante è che a partire dal 1 gennaio 2016, tutti i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa dovranno trasformarsi in contratti di lavoro subordinato. Ci sono, però, delle eccezioni che riguardano:
- le collaborazioni attuate in particolari settori per i quali, proprio in ragione di specifiche esigenze produttive, esistano degli accordi collettivi stipulati con i principali sindacati di categoria
- le collaborazioni prestate da professionisti iscritti a un albo
- le attività prestate dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e dai componenti di collegi e commissioni
- le prestazioni di lavoro rese per le associazioni e società sportive dilettantistiche riconosciute dal C.O.N.I.

Tra le novità introdotte, sono state previste anche alcune agevolazioni per le imprese. Infatti, ai datori di lavoro che entro il 31 dicembre 2015 trasformano gli attuali contratti co.co.co., co.co.pro o partite Iva in contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato è garantita l’estinzione delle eventuali violazioni contributive, assicurative e fiscale connesse all’erroneo inquadramento lavorativo del collaboratore o soggetto a partita Iva.
Per poter godere di tale beneficio devono essere rispettate alcune condizioni:
- le eventuali violazioni non devono essere già state accertate prima dell’assunzione
- i lavoratori destinatari della trasformazione del contratto devono sottoscrivere un atto di conciliazione relativo alle eventuali pretese generate dal precedente errato inquadramento lavorativo
- il datore di lavoro non può licenziare il neodipendente a tempo indeterminato nei primi dodici mesi se non per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo.

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