Colf: quali documenti servono per l’assunzione


Secondo l’Inps, la crisi ha contributo all’aumento delle collaboratrici domestiche italiane. Ecco cosa è necessario se si vuole assumere una colf
Colf: quali documenti servono per l’assunzione

La crisi emerge anche dai dati forniti dall’Inps. Secondo l’ultimo bilancio sociale esposto dall’Istituto di previdenza, nel 2013 si è registrato un calo dei contratti dei collaboratori domestici. L’anno scorso, infatti, erano quasi 750 mila, quasi 43 mila in meno rispetto all’anno precedente. Una riduzione totale pari al 5,4% che ha coinvolto maggiormente i lavoratori domestici di sesso maschile (in calo del 18,6%) rispetto alle collaboratrici di sesso femminile (per loro la riduzione è stata del 2,8%).
Altro dato significativo che fotografa la crisi italiana, è il netto calo delle richieste di colf straniere (circa 47 mila lavoratrici o lavoratori in meno, pari a una quota percentuale di 7,4%) a fronte di un aumento, seppur contenuto, delle collaboratrici italiane (oltre 4 mila e 200 colf, pari al 2,8%), sintomo che il lavoro come colf che, negli ultimi anni, era sempre più ad appannaggio degli stranieri, sta ritornando ad essere una posizione lavorativa richiesta anche dai disoccupati o casalinghe italiane.

Dati a parte, ecco quali sono i documenti necessari per l’assunzione di una collaboratrice o un collaboratore domestico, a seconda che sia italiana/o, comunitaria/o o extracomunitaria/o. Nel caso di cittadini italiani, europei, Svizzeri o appartenenti allo Spazio Economico Europeo (SEE), ovvero Norvegia, Islanda e Liechtenstein.
Innanzitutto va detto che il lavoratore prescelto può anche non essere iscritto nelle liste del collocamento. Deve, però, essere in possesso del documento di identità e del codice fiscale validi e della tessera sanitaria aggiornata e rilasciata dall’ASL di riferimento.
E’ possibile assumere anche il lavoratore minorenne che abbia compiuto i 16 anni di età. In questo caso, oltre ai documenti precedenti, è necessario che il minore sia munito di un certificato di idoneità al lavoro, rilasciato sempre dall’ASL di zona dopo aver effettuato una visita medica a cura e a carico del datore di lavoro, e di una dichiarazione dei genitori o di chi esercita la potestà familiare, vidimata dal Sindaco del Comune di residenza, con cui si autorizza l’assunzione.

Per quanto riguarda l’assunzione di cittadini extracomunitari, le procedure variano a seconda che il lavoratore risieda già in Italia o se, al contrario, risieda ancora nel suo Paese. Se il lavoratore è già nel nostro Paese, oltre al documento di identità, codice fiscale e tessera sanitaria, dovrà possedere il permesso di soggiorno valido per poter lavorare e nel momento in cui dovrà rinnovarlo, si dovrà presentare in Questura con la copia del modulo UniLav.

Se, invece, il lavoratore extracomunitario non risiede ancora in Italia, il datore di lavoro dovrà, in via anticipata, fare domanda per ottenere il nulla osta all’ingresso del lavoratore straniero per motivi di lavoro. La domanda va presentata allo Sportello unico, che la rende disponibile anche alla Direzione Provinciale del Lavoro, alla Questura e al centro per l'impiego di competenza.
Il nulla osta è condizionato dal cosiddetto "Decreto flussi": ogni anno, infatti, viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale il numero massimo di lavoratori extracomunitari ai quali sarà concesso il permesso di soggiorno in Italia per motivi di lavoro. Definito dal Governo il flusso massimo di ingresso, il datore di lavoro può richiedere il nulla osta. Ottenuto il nulla osta, lo Sportello Unico per l’immigrazione invia tale documento anche all’ambasciata o consolato italiano presente nel Paese di origine del lavoratore extracomunitario in modo che venga rilasciato a quest’ultimo il visto per poter entrare in Italia.
Una volta giunto nel nostro Paese, il collaboratore o collaboratrice domestica dovrà recarsi, entro 8 giorni dall’arrivo, allo Sportello Unico per firmare il contratto e la richiesta del permesso di soggiorno, che dovrà essere spedita con raccomandata A/R alla prefettura competente. Se sarà concesso il permesso di soggiorno, il lavoratore dovrà andare a ritirarlo in Questura. Nel caso di cittadini extracomunitari, la legge prevede degli ulteriori obblighi per il datore di lavoro. Ovvero deve:
- pagare le spese di viaggio per il rientro del lavoratore nel paese di provenienza
- comunicare ogni variazione riguardante il rapporto di lavoro
- garantire un alloggio adeguato al lavoratore (contestualmente alla consegna del nulla osta allo Sportello Unico, deve essere presentata la richiesta del certificato di idoneità alloggiativa rilasciato dal Comune o dall’ASL competente.

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