Come aprire una partita Iva, tempi e costi


Quali sono gli adempimenti per aprire una partita Iva? E quanto costa? Ecco quello che c'è da sapere
Come aprire una partita Iva, tempi e costi

Quando si decide di avviare una carriera come libero professionista (o anche una società) è necessario aprire la Partita Iva. Ma chi è il libero professionista? E cos’è la partita Iva? Come aprirla? E quanto costa aprire una partita Iva?

 

Chi è il libero professionista?

Il libero professionista è colui che opera nell’esercizio di arti e professioni e, in base all’art. 5 del D.P.R. 633 del 1972 “per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo”.

Da tale definizione si deduce che l’attività del libero professionista deve avere due caratteristiche essenziali:

1.    La professione deve essere abituale, ovvero l’attività svolta deve essere continuativa e costante; può, però, non essere anche l’unica, nel senso che il professionista può svolgere anche un altro tipo di attività (come imprenditore di altra società oppure dipendente presso altra impresa), ma in ogni caso, le mansioni svolte attraverso l’apertura della Partita Iva devono essere “abituali”, non occasionali

2.    Attività di lavoro autonomo, ovvero l’attività deve essere svolta con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente (art. 2222 del codice civile); in altre parole, il professionista non può avere un rapporto di lavoro dipendente con il datore di lavoro.

Se si rispettano tali due requisiti, è possibile essere definiti liberi professionisti e occorre aprire una partita Iva.

 

Cos’è la partita Iva?

La partita Iva è un codice numerico rilasciato dall’Agenzia delle Entrate che identifica il libero professionista. Il codice è composto da 11 cifre in totale e diviso in tre sottogruppi:

•    Il primo sottogruppo è composto dalle prime sette cifre che identificano il libero professionista. E’ il numero di matricola assegnato dall’ufficio provinciale dell’Agenzia delle Entrate di competenza. Per ogni nuova partita Iva aperta vi è un nuovo numero di matricola che varia in maniera crescente.

•    Il secondo sottogruppo è composto dalle successive tre cifre che identificano l’ufficio provinciale dell’Agenzia delle Entrate che ha rilasciato la partita Iva; ogni ufficio, infatti, è riconoscibile dal uno specifico codice numerico.

•    Il terzo e ultimo sottogruppo è composto da una singola una cifra che rappresenta un codice di controllo.

Ogni partita Iva è unica (non ne possono esistere due uguali). E ciò proprio per identificare uno specifico libero professionista. Conseguenza di ciò, è anche il fatto che il numero di partita Iva resta sempre immutato fino alla sua chiusura, anche se nel frattempo si sono verificate delle variazioni (come, ad esempio, il domicilio fiscale). In tali casi, è necessario comunicare all’Agenzia delle Entrate, ed entro 30 giorni dalla variazione, le nuove informazioni da associare alla propria posizione Iva.

Ma a cosa serve la partita Iva? La partita Iva è un codice che permette al libero professionista di gestire i propri flussi di reddito e di costo e di gestore la sua posizione con il fisco.

 

Come aprire una partita Iva

Aprire una Partita Iva è piuttosto semplice. Basta presentare all’ufficio locale competente dell’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dall’inizio della propria attività da professionista, il modello AA9/12 se si è persone fisiche oppure il modello AA7/10 in caso degli altri soggetti.

E’ possibile presentare il modello:
- in duplice copia recandosi personalmente presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate
- in copia unica tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, allegando un valido documento di identità
- in via telematica, scaricandolo direttamente dal sito istituzionale dell’Agenzia.

Nel modello bisogna indicare:
1.    i propri dati anagrafici
2.    il tipo di attività svolta contrassegnando lo specifico codice Ateco
3.    il luogo in cui viene svolta l’attività
4.    il luogo in cui sono tenuti e conservati i libri e le scritture contabili obbligatorie
5.    il volume d’affari presunto, ma soltanto se si ritiene di poter usufruire di disposizioni speciali di determinazione d’imposta (come gli agricoltori esonerati o chi propone spettacoli viaggianti…) oppure del diritto di poter godere dei regimi fiscali agevolati (imprenditoria giovanile, nuove iniziative imprenditoriali di lavoratore autonomo…).

Come detto, il numero di Partita Iva resta invariato fino alla sua chiusura, però, le variazioni vanno comunicate, sempre entro 30 giorni dalla modifica, compilando una dichiarazione di variazione attraverso lo stesso modulo compilato per l’apertura della Partita Iva. In questo caso, oltre ai propri dati identificativi, vanno riportati soltanto gli elementi variati, senza la necessità di inserire quelli rimasti uguali.

Anche quando si vuole chiudere la Partita Iva esiste l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate, sempre compilando lo stesso modello e sempre entro 30 giorni, la cessazione dell’attività; nel caso dei professionisti, la cessazione dell’attività corrisponde alla data dell’emissione dell’ultima fattura emessa per le prestazioni svolte e non al momento in cui ha effettivamente smesso di prestare la sua opera.

Infine, una volta aperta la partita Iva, è obbligatorio aprire una posizione previdenziale all’Inps per il versamento dei contributi e all’Inail per l’assicurazione obbligatoria.

 

Quanto costa aprire la Partita Iva

E ora veniamo all’aspetto economico: aprire una Partita Iva non ha costi. Semmai, la convenienza ad aprirla o meno dipende dal volume di affari del professionista in relazione alle spese correlate per svolgere l’attività.

I costi, poi, dipendono direttamente dal volume d’affari anche perché determinano la scelta del regime da adottare tra quello ordinario e quello forfettario.

In generale, la legge, indica la famosa cifra dei 5.000 Euro netti annui (6.250 Euro lordi annui) come spartiacque: al di sotto di tale cifra il lavoro svolto è considerato occasionale, al di sopra dei 5.000 euro netti è necessario avere un’altra forma di retribuzione, tra cui, ovviamente, la partita Iva.

Ma tornando alla scelta del regime da applicare, con le novità introdotte nel 2019, è possibile applicare il regime forfettario (dedicato alle persone fisiche che esercitano un’attività di impresa, arte o professione in forma individuale) se si ha un volume di affari fino a 65 mila euro, quello ordinario se si supera tale soglia.

Senza entrare nel merito, il regime forfettario ha costi di gestione minori oltre ad avere meno adempimenti contabili e fiscali.

Infatti, applicando il regime ordinario, occorre valutare i costi per:
•    i diritti camerali
•    l’Irpef;
•    per l’Irap;
•    per l’Iva, l’imposta sul valore aggiunto.


Per avere ulteriori informazioni in merito e per valutare attentamente la convenienza ad aprire una partita Iva e la scelta del regime da applicare più conveniente è consigliabile affidarsi a un commercialista. Cercatelo nel nostro sito, il primo contatto in studio è gratuito!

 

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