Come difendersi dal Fisco


Redditometro, studi di settore, avvisi di accertamento e monitoraggio fiscale: ecco cosa può togliere il sonno dei contribuenti
Come difendersi dal Fisco

Governo e Agenzia delle Entrate sbandierano lo slogan del fisco amico, ma la percezione che ne hanno i contribuenti va nella direzione opposta. Redditometro, studi di settore, avvisi di accertamento e monitoraggio fiscale spesso tolgono il sonno ai contribuenti. E non si parla degli evasori che, a buona ragione, devono essere "scovati" e multati per le somme indebitamente sottratte dalle casse statali.

Qui si parla del contribuente onesto. Verrebbe da dire: se si è in regola non si rischia nulla. Può darsi. Ma può darsi anche il contrario, poiché tutti gli strumenti messi in campo dall’amministrazione fiscale potrebbero non solo essere percepiti dal contribuente come una sorta di "Santa Inquisizione", ma potrebbero condurre ad avvisi di accertamento basati su presunzioni e valutazioni di fondo errate.

Ciò che poi inquieta maggiormente il contribuente è che, nel caso di ricezione di un avviso di accertamento, l’onere della prova ricade su di lui. Spetta, infatti, al contribuente dimostrare che quanto preteso dall’Amministrazione fiscale è errato e non viceversa.

A far sentire il contribuente come un sorvegliato speciale è poi il cosiddetto redditometro, che consente al fisco di scandagliare a 360° abitudini e spese del cittadino. Intendiamoci, è sicuramente uno strumento efficace di contrasto dell’evasione fiscale, ma nello stesso tempo genera quella situazione da "Grande Fratello" che potrebbe ansiare anche il più onesto dei contribuenti.

Gli studi di settore, poi, sono un’arma a doppio taglio per professionisti e piccoli imprenditori che faticano a raggiungere i profitti stimati dagli studi stessi. In caso di discrepanze tra quanto dichiarato e quanto stimato dalle previsioni del Fisco, professionisti e piccoli imprenditori finiscono in una lista dei contribuenti non congrui e sono posti, in via preferenziale, sotto la lente di ingrandimento dell’amministrazione fiscale. E’ il caso, neanche troppo raro, ad esempio, in cui il dipendente dichiara redditi superiori ai profitti del suo datore di lavoro. Ecco allora che alle preoccupazioni legate all’andamento dell’impresa, si aggiunge quella per possibili contestazioni fiscali.

Infine, c’è tutta una serie di preoccupazioni legate alle norme antiriciclaggio, legate ai limiti dei contanti, che preoccupano soprattutto quelle attività commerciali che, proprio per la natura della loro attività caratteristica, si trovano a dover gestire una mole importante di contante.

Ecco, quindi, che la figura del commercialista è diventata sempre più cruciale e critica ed è necessario affidarsi a chi è davvero competente in materia. Non è più solo colui che aiuta il cliente a tenere in ordine i conti, ma è colui che ha il compito di assistere, quasi come fosse un legale, il contribuente in quella che può apparire una partita a scacchi con il Fisco.

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