Come difendersi dall’Overbooking


E’ una prassi consolidata e consentita alle compagnie aeree, ma quali sono gli strumenti di tutela per i consumatori?
Come difendersi dall’Overbooking

Letteralmente, overbooking significa "eccesso di prenotazione", ed è una prassi consolidata e consentita alle compagnie aeree. Consiste nell’accettare un numero di prenotazioni di volo superiore a quello effettivamente possibile in base alla disponibilità dei posti sul velivolo. Lo scopo perseguito dai vettori di viaggio è quello di garantirsi la massima capienza di passeggeri nelle tratte coperte, nonostante le eventuali e frequenti rinunce o annullamenti dell’ultimo momento. E’, infatti, statisticamente provato che una percentuale delle prenotazioni venga annullata a ridosso dalla partenza, comportando posti vacanti sull’aereo e, dunque, minori introiti per le compagnie aeree. Così, accettando maggiori prenotazioni, calcolate sulla base di dette statistiche, la compagnia aerea si dovrebbe garantire l’aeromobile sempre al completo.
L’inevitabile conseguenza è che, nel caso tutti i passeggeri muniti di prenotazione non rinuncino alla partenza, non ci siano posti a sufficienza per tutti e ai malcapitati "in eccesso" sia negato l’accesso al volo. E’ una prassi poco "elegante" e sicuramente discutibile, ma comunque legale e permessa. La giustificazione avanzata dalle società di volo è che, garantendosi la copertura totale dei posti disponibili, sia possibile contenere i costi che, altrimenti, dovrebbero essere spalmati su un numero minore di passeggeri. Motivazioni a parte, ciò non significa che il consumatore debba accettare passivamente il disagio. Infatti, se da una parte la legge concede agli operatori di viaggio il famigerato overbooking, dall’altra prevede tutele precise in favore dei viaggiatori.

Anzi, bisogna sottolineare il fatto che le normative a tutela del consumatore si sono via via inasprite a danno dei vettori inadempienti. Una prima tutela al viaggiatore, infatti, era sancita dal Regolamento CEE n.295 del 1991, a cui è seguito il Regolamento CE n.261 del 2004 che ha introdotto, ad esempio, pene pecuniarie più cospicue in caso di overbooking. Altra importante normativa di riferimento è, inoltre, il Decreto Legislativo n.206 del 2005, ribattezzato Codice del Consumo.
Cosa succede, allora, in caso di overbooking? In base all’art. 4 del Regolamento CE n.261 del 2004, la compagnia aerea ha il dovere di fare un "primo appello ai volontari disposti a rinunciare alla prenotazione in cambio di benefici da concordare tra il passeggero interessato e il vettore aereo operativo". A tali "passeggeri rinunciatari volontari", in base all’art. 8 dello stesso Regolamento, "è offerta la scelta tra:
a) il rimborso entro sette giorni (...) del prezzo pieno del biglietto, allo stesso prezzo al quale è stato acquistato, per la o le parti di viaggio non effettuate e per la o le parti di viaggio già effettuate se il volo in questione è divenuto inutile rispetto al programma di viaggio iniziale del passeggero, oppure (Ndr) un volo di ritorno verso il punto di partenza iniziale, non appena possibile;
b) l'imbarco su un volo alternativo verso la destinazione finale, in condizioni di trasporto comparabili, non appena possibile
c) l'imbarco su un volo alternativo verso la destinazione finale, in condizioni di trasporto comparabili, ad una data successiva di suo gradimento, a seconda delle disponibilità di posti".

Nel caso in cui i "rinunciatari volontari" siano numericamente inferiori rispetto ai "passeggeri in eccesso", la compagnia aerea può comunque negare l’imbarco ai viaggiatori di troppo, anche se non consenzienti. A questi ultimi, però, oltre ai benefici e alle alternative elencate nell’articolo 8 appena esposto, il vettore turistico deve corrispondere una compensazione pecuniaria a titolo di rimborso del disagio. Tale risarcimento, in base all’art. 7 del Regolamento CE n.261/2004, è calcolato in 250 euro per le tratte aeree inferiori o pari ai 1500 chilometri, in 400 euro per le tratte aeree intracomunitarie superiori ai 1500 chilometri e per le tratte extracomunitarie comprese tra i 1500 e i 3500 chilometri e, infine, 600 euro per tutte le altre tratte. I risarcimenti sono ridotti della metà, però, se la compagnia aerea permette al passeggero rimasto a terra di imbarcarsi su un volo alternativo che gli permetta di raggiungere la destinazione con un ritardo di due ore nel primo caso (250 euro di rimborso), tre ore nel secondo (400 euro) e quattro nel terzo (600 euro).
Inoltre, tutti i passeggeri, sia volontari che non consenzienti, a cui è stato negato l’imbarco, hanno diritto all’assistenza fino al momento della partenza. L’art. 9 del Regolamento, infatti, sancisce che il passeggero ha diritto a titolo gratuito a pasti e bevande in congrua relazione alla durata dell'attesa, alla sistemazione in albergo, al trasporto tra l'aeroporto e il luogo di sistemazione e ad effettuare, a titolo gratuito, due chiamate telefoniche o messaggi via telex, fax o posta elettronica.
E’, infine, importante sottolineare che, nonostante il compenso pecuniario e l’assistenza ricevuta, è possibile ottenere il rimborso per i "danni subiti da vacanza rovinata".

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