Concorsi pubblici “truccati”


Qual è il limite tra il diritto alla privacy di tutti i partecipanti a una gara pubblica e il diritto di chi vuole fare ricorso contro le “anomalie”?
Concorsi pubblici “truccati”

L’assunzione a tempo indeterminato presso una qualsiasi struttura o ente della Pubblica Amministrazione avviene esclusivamente tramite concorso pubblico. Ciò dovrebbe garantire i principi di meritocrazia, uguaglianza e trasparenza. Non sempre, però, soprattutto quest’ultima, sembra garantita e spesso l’impressione che si ha partecipando a un concorso è che ci siano "anomalie" nell’assegnazione del posto in graduatoria.

Quali sono, allora, i diritti del partecipante che vuole vederci chiaro? E quando questi diritti si scontrano con la privacy degli altri candidati? Va premesso, intanto, che sia che si superi le prove, sia che non si superino, il candidato ha diritto ad accedere in ogni momento al proprio curriculum inviato alla struttura pubblica per partecipare al concorso. Ai sensi dell’art.7 del Codice della Privacy, si può aggiornare o modificare il curriculum anche dopo averlo presentato. E’ possibile, inoltre, richiederne la cancellazione a selezione conclusa.

Quando però si vuole avere accesso ad altri dati e atti relativi al concorso le cose si complicano, poiché l’amministrazione pubblica che ha indetto il concorso potrebbe limitare la visione di tali documenti avanzando ostacoli legati al diritto alla riservatezza. Proprio su questo punto è intervenuto il Garante con il provvedimento del 22 ottobre 1997, precisando che l’acceso ai dati amministrativi è un diritto riconosciuto a chiunque voglia tutelare i propri interessi personali. Non solo: il Garante ha anche aggiunto che tale diritto non è in ogni modo in contrasto con l’entrata in vigore della Legge n. 675/1996 e del successivo D.Lgs. n. 196/2003.

Il principio è, d’altra parte, sancito anche dall’art. 22 della Legge 7 agosto 1990, n. 241, che al comma 1 afferma come: "al fine di assicurare la trasparenza dell'attività amministrativa e di favorirne lo svolgimento imparziale è riconosciuto a chiunque vi abbia interesse per la tutela di situazioni giuridicamente rilevanti il diritto di accesso ai documenti amministrativi, secondo le modalità stabilite dalla presente legge".

Ciò premesso, però, per quanto riguarda i curricula degli altri candidati al concorso pubblico, il Garante ha osservato che la normativa vigente prevede che spetta alla singola amministrazione pubblica individuare i documenti da far visionare e quelli, invece, da negare per salvaguardare la riservatezza altrui. Nello specifico, possono essere esclusi i documenti, o parte degli stessi, che riguardano la vita privata (soprattutto in ambito sanitario, professionale...). Contemporaneamente, però, deve essere garantita a chi ne fa richiesta, la visione degli atti, curricula compresi, quando la conoscenza delle informazioni sia rilevante per tutelare i propri interessi personali.

Il limite tra il diritto di privacy e quello della tutela personale in ambito di concorsi pubblici è molto sottile. Per questo, nei casi in cui si pensi, sulla base di indizi concreti, che il concorso non si sia svolto correttamente, è consigliabile farsi assistere da un legale esperto in materia per garantirsi il diritto all’accesso ai dati amministrativi tramite un ricorso.

Il ricorso può essere presentato entro 60 giorni dall’esito dei risultati del concorso pubblico per ottenere che sia sottoposto a revisione. Nella domanda di ricorso occorre allegare il bando di concorso, il provvedimento di esclusione, la graduatoria e tutti gli elementi che riterrete più opportuni (come ad esempio i titoli che avete presentato e che non sono stati accettati). Il Foro competente, trattandosi di rapporti con la pubblica amministrazione, è il Tribunale Amministrativo Regionale.

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