Concorso in medicina, 300 candidati ammessi ai corsi


Il Consiglio di Stato: ammessi i ricorrenti alle scuole di specializzazione in medicina fino alla decisione di merito
Concorso in medicina, 300 candidati ammessi ai corsi

Sono stati pubblicati i provvedimenti del Consiglio di Stato, II sezione, sul maxi-ricorso per le irregolarità del concorso, il primo nazionale a graduatoria unica, per entrare nelle scuole di specializzazione mediche. Il concorso in questione è quello, famigerato, che si è svolto il 29 e il 31 ottobre scorso, segnato da gravi irregolarità e polemiche. Durante le prove di esame infatti era accaduto che, oltre alle aule non idonee, postazioni troppo ravvicinate, connessioni illegittime a internet e black out dei sistemi informatici, i quiz venissero invertiti erroneamente tra l’esame per la specializzazione dell’area medica e quella dell’area clinica. La soluzione presa dal Miur per salvare il concorso fu quella di considerate soltanto le risposte alle domande comuni alle due specializzazioni eliminandone due non di competenza specifica.

Adesso, con l’accoglimento dei cinque ricorsi collettivi, per 300 candidati si aprono le porte delle scuole di specializzazione e dovranno essere ammessi immediatamente in sovrannumero fino alla decisione di merito.

E’ una prima e grande vittoria per i 300 laureati in medicina e per i loro legali, gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che sottolineano come il Consiglio di Stato abbia giudicato i provvedimenti ministeriali del Miur in grado di arrecare "un danno grave e irreparabile".

Di "vittoria sindacale per il diritto alla formazione specialistica dei giovani medici, senza trucchi ed irregolarità" parla anche Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil Medici, che ha promosso assieme ai legali il maxi ricorso. E pensa anche al prossimo concorso. "Il Governo e il Ministro Giannini - prosegue Massimo Cozza - si attivino da subito per garantire che un simile pasticcio non si verifichi in futuro. Prevedano un numero idoneo di borse di studio e un sistema di selezione e quo e trasparente".

La decisione del Consiglio appare in contrasto a quella presa nei giorni scorsi dal Tar del Lazio che ha bocciato il ricorso promosso dal Codacons. Il discriminante tra i due giudizi risiede nella motivazione. A finire nel mirino dei legali dei 300 candidati, che hanno optato la strada del ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, non sarebbe stata l’irregolarità dello scambio delle buste con i quiz d’esame, ma "la violazione del principio di anonimato e segretezza dei concorsi pubblici" che il Miur avrebbe commesso per riparare all’errore dello scambio appunto dei test, annullando le due domande non pertinenti all’area specifica di riferimento dei candidati.

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