Consulta: via libera alla fecondazione eterologa


La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della discussa Legge 40 che vieta la fecondazione eterologa
Consulta: via libera alla fecondazione eterologa

A distanza di dieci anni dalla sua entrata in vigore e dopo una trentina di sentenze di tribunali civili, amministrativi, regionali e della Corte Costituzionale, la famosa legge 40 sulla procreazione assistita, voluta dal Governo Berlusconi nel 2004, continua a far discutere. E continua a essere sotto la lente di ingrandimento della Consulta.

Stavolta, a finire nel vortice dell’incostituzionalità è l'art. 4, comma 3, della legge in questione che vieta la fecondazione eterologa alle coppie infertili, vieta cioè il ricorso a un donatore esterno di ovuli e spermatozoi ai fini della procreazione. Cade così un altro fondamentale perno della famigerata legge.

E’ sicuramente una notizia positiva, che dona nuove speranze a tutti coloro che non potendo avere figli hanno intenzione o hanno già fatto ricorso alle tecniche di fecondazione assistita, magari anche andando all’estero dove le normative in materia sono meno restrittive ma affrontando comunque problemi psicologici ed economici non indifferenti. E’ evidente che ora, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, gli aspiranti genitori hanno una nuova carta da giocare, magari anche con l’ausilio di una assistenza legale competente.

Già in passato la Corte Costituzionale era stata chiamata in causa, sempre per la stessa legge 40, in tema di conservazione degli embrioni, della diagnosi preimpianto e del numero di embrioni da impiantare nell’utero materno. Inoltre, anche la Corte europea di Strasburgo si era pronunciata, nel 2012, sulla nostra normativa in materia di fecondazione assistita, condannando l’Italia per violazione di due norme della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. In particolare aveva sottolineato l’incoerenza del nostro assetto normativo che, da una parte vieta alle coppie fertili, ma portatrici di malattie geneticamente trasmissibili la possibilità di eseguire dei controlli preimpianto, ma dall’altra consente l’aborto terapeutico nel caso di un embrione affetto dalla malattia genetica stessa.

Il risultato di tutta una serie di ricorsi e sentenze sulla Legge 40 è stato che il suo impianto, dal 2004 ad oggi, è stato più volte discusso e smantellato: sono stati infatti eliminati il divieto di diagnosi preimpianto per le coppie infertili, il divieto di fecondare più di tre ovuli contemporaneamente e l’obbligo di impiantare nell’utero simultaneamente tutti quelli fecondati.

Da sempre la Legge 40 ha creato una spaccatura nell’opinione pubblica e anche questa sentenza ha suscitato alcune critiche, soprattutto da parte del mondo cattolico. E molti altri sono i punti dibattuti, come appunto il divieto a ricorrere alla fecondazione assistita da parte di coppie fertili portatrici di malattie genetiche, i single e le coppie omosessuali (oggi vi possono ricorrere solo le coppie infertili), oppure come il divieto di utilizzare gli embrioni non adatti alla gravidanza per la ricerca scientifica. Proprio su quest’ultimo punto, dovrebbe esserci un’udienza della Corte Costituzionale, che probabilmente avverrà dopo il 18 giugno, data in cui sarà chiamata a pronunciarsi la Grande camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

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