Contraddittorio preventivo, i chiarimenti dell’AdE


Dal 1° luglio 2020 è scattato l’obbligo, per l’AdE, di invito all’accertamento con adesione prima di emettere un avviso di accertamento
Contraddittorio preventivo, i chiarimenti dell’AdE

Dal 1° luglio 2020 è scattato l’obbligo per l’Agenzia delle Entrate di invito al contraddittorio rivolto al contribuente nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione allo scopo di prevenire la fase contenziosa.

 

 

 

Obbligo di invito al contraddittorio

L’obbligo è stato introdotto con l’art. 4-octies, comma 1, lett. b) del D.L. n. 34/2019 che ha inserito l’art. 5-ter nel Decreto legislativo 19 giugno 1997, n. 218 che, al primo comma, recita: “L'ufficio, fuori dei casi in cui sia stata rilasciata copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo, prima di emettere un avviso di accertamento, notifica l'invito a comparire di cui all'articolo 5 (accertamento con adesione, ndr) per l'avvio del procedimento di definizione dell'accertamento.

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 17/E del 22 giugno 2020 ha fornito chiarimenti sulle nuove regole da seguire, sui casi di esclusione, sull’iter del procedimento e sulla nuova “motivazione rafforzata” che l’Agenzia deve fornire nel caso di mancato accoglimento dei chiarimenti e dei documenti prodotti dal contribuente.

L’articolo 4-octies, comma 1, lettere a) e c) del D.L. n. 34/2019 ha previsto, inoltre, ulteriori due disposizioni di coordinamento, ovvero:

1.    una proroga “automatica” di 120 giorni del termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo se tra la data di comparizione indicata nell’invito dell’accertamento con adesione e quella di decadenza dell’amministrazione finanziaria dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrano meno di 90 giorni;

2.    la preclusione, per il contribuente nei cui confronti sia stato notificato un avviso di accertamento, della possibilità di presentare l’istanza di accertamento con adesione se l’avviso notificato è stato preceduto dall’invito al contraddittorio obbligatorio (in base alle nuove regole dal 1° luglio 2020).

Detto ciò, in base alle nuove regole introdotte con l’articolo 5-ter, è scattato l’obbligo di notificare al contribuente, prima di emettere un avviso di accertamento, un invito all’accertamento con adesione in alcune specificate ipotesi.

È da sottolineare il fatto che l’obbligo è unicamente in capo all’Amministrazione fiscale e non al contribuente che ha facoltà di partecipare o meno all’accertamento con adesione. Va aggiunto, però, che pur non essendo sanzionabile la mancata comparizione, non presentandosi all’invito il contribuente perde la facoltà di presentare istanza di accertamento con adesione dopo aver ricevuto la notifica dell’atto impositivo.

 

 

Quando scatta l’obbligo dell’invito al contraddittorio

L’obbligo dell’invito al contraddittorio scatta soltanto in alcuni specifici casi, ovvero quando l’accertamento riguarda:

•    le imposte sui redditi e relative addizionali;

•    contributi previdenziali;

•    ritenute;

•    imposte sostitutive;

•    imposta regionale sulle attività produttive (Irap);

•    imposta sul valore degli immobili all’estero (Ivie);

•    imposta sul valore delle attività finanziarie all’estero (Ivafe);

•    imposta sul valore aggiunto (Iva).

 

 

Esclusione dall’obbligo dell’invito al contraddittorio

Viceversa, l’obbligo di invito al contraddittorio da parte dell’ufficio tributario è escluso nei «casi in cui sia stata rilasciata copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo», così come previsto dal primo comma del citato art. 5 del D.lgs. 218/1997.

Sul punto, però, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare citata precisa che “la disposizione va intesa nel senso che, in presenza di un processo verbale «di chiusura delle operazioni» redatto da parte degli organi di controllo, l’ufficio non è tenuto, obbligatoriamente, ad avviare il procedimento con adesione”, ma che “seppur non obbligatorio per legge, è sempre opportuno che l’ufficio attivi il contraddittorio anche nei casi di attività accertativa correlata agli esiti di un processo verbale di «chiusura delle operazioni», al fine di addivenire quanto più possibile alla corretta individuazione della pretesa tributaria”.

L’obbligo di invito al contraddittorio è escluso anche nel caso in cui l’Agenzia delle Entarte emette avvisi di accertamento o di rettifica parziale (accertamento parziale), come previsto dal comma 2 dell’art. 5 del D.lgs. 218/1997.

Intuitivamente, l’obbligo di notifica dell’invito al contradditorio è, inoltre, escluso quando è lo stesso contribuente che invia un istanza di avvio di accertamento con adesione.

Al di là delle ipotesi di esclusione illustrate, il comma 4 del citato articolo 5 prevede, però, che “In tutti i casi di particolare urgenza, specificamente motivata, o nelle ipotesi di fondato pericolo per la riscossione, l'ufficio può notificare direttamente l'avviso di accertamento non preceduto dall'invito (…)”. Dunque, nei casi di urgenza, l’ufficio tributario può emettere un avviso di accertamento senza dover preventivamente inviare un invito al contraddittorio al contribuente.

 

 

Obbligo di “motivazione rafforzata”

Il comma 3 del citato articolo 5 prevede che “In caso di mancata adesione, l'avviso di accertamento è specificamente motivato in relazione ai chiarimenti forniti e ai documenti prodotti dal contribuente nel corso del contraddittorio”.

Se l’ufficio tributario non avvia il contraddittorio preventivo alla notifica dell’avviso di accertamento, quest’ultimo diventa invalido se «qualora, a seguito di impugnazione, il contribuente dimostri, in concreto, le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato attivato», salvo che non si verifichino le situazioni di urgenza e pericolo previste dal comma 4 dell’art. 5 del D.lgs. 218/1997.

L’invalidità dell’atto impositivo dovrà essere stabilito dal giudice tributario che dovrà accertare se, in sede di impugnazione, l’osservanza dell’obbligo di invito al contraddittorio avesse potuto comportare un risultato diverso per il contribuente (cosiddetta “prova di resistenza” in base alla quale “il contribuente deve fornire la prova che l’omissione del contraddittorio gli ha impedito di far emergere elementi o circostanze puntuali e non «del tutto vacui e, dunque, non puramente fittizi o strumentali»11,che avrebbero potuto indurre l’ufficio, in concreto, a valutare diversamente gli elementi istruttori a sua disposizione”).

 

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