Contributo a fondo perduto, nuovi chiarimenti dall'Agenzia delle Entrate


Chiarimento in merito alle società in liquidazione, sul calcolo del calo del fatturato e sulla restituzione del contributo senza sanzioni
Contributo a fondo perduto, nuovi chiarimenti dall'Agenzia delle Entrate

Dopo la circolare 15/E del 13 giugno 2020, l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una nuova circolare, la 22/E del 21 luglio 2020 in cui risponde a nuovi quesiti che riguardano le seguenti casistiche specifiche relative alla percezione del contributo a fondo perduto previsto dal Decreto Legge del 19 maggio, n. 34, noto come Decreto Rilancio:

•    Il contributo vale anche per le società in liquidazione volontaria?
•    Come si calcola il calo del fatturato, in determinate situazioni?
•    Come restituire il contributo senza sanzioni in caso di errori?

Prima di rispondere a tali quesiti, è bene ricordare che l’articolo 25 del Decreto Rilancio prevede che «è riconosciuto un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d'impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita IVA, di cui al testo unico delle imposte sui redditi approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, di seguito testo unico delle imposte sui redditi».

Lo scopo del contributo a fondo perduto è quello di sostenere le imprese e gli operatori economici che hanno subito un danno economico a causa del lockdown dovuto all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Il termine ultimo per poter richiedere il contributo è il 13 agosto 2020 (data prorogata fino al 24 agosto nel caso in cui gli eredi continuano l’attività per conto del soggetto deceduto).

 

 

 

Il contributo per le società in liquidazione volontaria

La prima questione affrontata dall’Agenzia delle Entrate con la nuova circolare 22/E del 21 luglio scorso è se il contributo a fondo perduto possa essere usufruito anche dalle società in liquidazione (in presenza dei requisiti previsti dall’art. 25 del DL Rilancio).

Sul punto, l’AdE ha preliminarmente specificato che “L’attività delle imprese in fase di liquidazione, anche volontaria, è generalmente finalizzata al realizzo degli asset aziendali, per il soddisfacimento dei debiti vantati dai creditori sociali e per il riparto dell’eventuale residuo attivo tra i soci”.

Di qui, la tesi che nei casi in cui la fase di liquidazione sia stata avviata prima della dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19, avvenuta al 31 gennaio 2020, non sia possibile per tali società usufruire dei contributi a fondo perduto in considerazione del fatto che la messa in liquidazione è stata dovuta a cause differenti dalla pandemia da Coronavirus.

Diverso discorso, però, va fatto, per le società che hanno interrotto l’attività dopo il 31 gennaio 2020, ovvero dopo la dichiarazione dello stato di emergenza.
L’Agenzia delle Entrate ricorda che la ratio legis dell’art. 25 citato è quella di sostenere le imprese in difficoltà economiche e fornire loro un contributo al fine di non chiudere l’attività. Dunque, a differenza della casistica precedente, possono usufruire del contributo a fondo perduto le società che hanno avviato la fase di liquidazione volontaria dopo il 31 gennaio 2020.

 


Come si calcola il calo del fatturato, in determinate situazioni?

In linea generale, il comma 3 dell’articolo 25 del Decreto Rilancio prevede che il contributo spetta ai soggetti con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data dell’entrata in vigore del DL Rilancio.

Ai fini del calcolo del fatturato e, dunque, per verificare la riduzione prevista dal comma citato “devono essere considerate tutte le fatture attive (al netto dell’IVA) con data di effettuazione dell’operazione che cade ad aprile, nonché le fatture differite emesse nel mese di maggio e relative a operazioni effettuate nel mese di aprile. Ne consegue, che risultano incluse anche le operazioni effettuate tra le diverse attività esercitate dai soggetti fruitori e fatturate (…)”.

Nello specifico, poi, la circolare illustra le modalità di corretto calcolo del calo del fatturato nelle seguenti specifiche situazioni:

1.    Operazioni per passaggi interni
2.    Fattura riepilogativa settore autotrasportatori
3.    Operazioni fuori campo IVA
4.    Fattura anticipate contratto fornitura di bevande
5.    Subentro in contratto di affitto d’azienda
6.    Imprenditori agricoli in regime agevolato

 


Come restituire il contributo senza sanzioni in caso di errori?

Cosa accade se il contribuente intende restituire il contributo?
L'Agenzia delle Entrate distingue due casi specifici:

1.    Il contribuente ha prima effettuato la richiesta del contributo a fondo perduto e poi inviato istanza di rinuncia (che è stata protocollata), ma successivamente alla rinuncia riceve comunque l'accredito del contributo;

2.    Il contribuente ha presentato una prima istanza in cui sono stati indicati in maniera errata gli importi del fatturato e dei corrispettivi, a fronte della quale il contributo è stato calcolato in maniera maggiore; successivamente il contribuente invia una seconda istanza corretta in sostituzione della precedente, prima però di aver ricevuto la seconda ricevuta che attesta l’accoglimento della prima istanza. A fronte della seconda istanza viene rilasciata una ricevuta di scarto, essendo stato, nel frattempo, già eseguito il mandato di pagamento del contributo.


In merito alla prima casistica, il punto 6.1 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 10 giugno 2020, in cui sono state approvate le modalità attuative per il riconoscimento del contributo a fondo perduto, stabilisce che:
− le somme dovute a titolo di restituzione del contributo erogato non spettante, oltre interessi e sanzioni, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato con le modalità di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, esclusa la compensazione ivi prevista;
− il soggetto che ha percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di rinuncia, può regolarizzare l’indebita percezione restituendo spontaneamente il contributo ed i relativi interessi, con le modalità di cui al punto precedente, versando le relative sanzioni mediante applicazione delle percentuali di riduzione, che l’articolo 13 del decreto legislativo 17 dicembre 1997, n. 472, lettere dalla a) a b-quater) - cui rinvia il provvedimento del 10 giugno 2020 – dispone in funzione del tempo entro cui l’errore è spontaneamente regolarizzato
.

Nella circolare n. 15/E del 13 giugno 2020, però, l’Agenzia delle entrate ha precisato che non si applicano le sanzioni se si presenta la rinuncia al contributo prima che questo contributo sia accreditato sul conto corrente bancario o postale del contribuente. Maggior ragione non sono dovuti gli interessi se la rinuncia è stata protocollata in data anteriore all’erogazione del contributo. In tali casi, il contribuente deve restituire tempestivamente la somma ricevuta, comprensiva dei soli interessi, attraverso il modello “F24 Versamenti con elementi identificativi” (c.d. F24 ELIDE) utilizzando i codici tributo diffusi nella risoluzione n. 37/E del 26 giugno 2020.

In merito alla seconda casistica, il punto 3.6 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 10 giugno 2020 stabilisce che: «A seguito della presentazione dell’Istanza è rilasciata una prima ricevuta che ne attesta la presa in carico, ai fini della successiva elaborazione, ovvero lo scarto a seguito dei controlli formali dei dati in essa contenuti. Entro 7 giorni lavorativi dalla data della ricevuta di presa in carico è rilasciata una seconda ricevuta che attesta l’accoglimento dell’istanza ai fini del pagamento ovvero lo scarto dell’Istanza, in tale ultimo caso con indicazione dei motivi del rigetto. Nel caso in cui l’Istanza sia stata accolta ai fini del pagamento non è possibile trasmettere ulteriori istanze, mentre è consentita la presentazione di una rinuncia di cui al punto 3.5.».

Come detto precedentemente, in base al punto 6.1 del citato provvedimento non si applicano le sanzioni se si è presentata una rinuncia prima che il contributo venga accreditato sul conto corrente bancario o postale.

Ugualmente, non sono dovute le sanzioni se il contribuente dimostra di aver rilevato l’errore prima di aver ricevuto la seconda notifica dell’accoglimento dell’istanza (come da casistica illustrata).
Anche in tale ipotesi, dunque, il contribuente che ha percepito il contributo deve restituire tempestivamente la somma ricevuta non spettante, compensiva di interessi, attraverso la modalità prima illustrata.

 

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Consulenza e assistenza fiscale e tributaria