Deducibilità dei buoni pasto, cosa cambia nel 2020


La Legge di Bilancio 2020 prevede una stretta sui buoni cartacei e un aumento della soglia per quelli elettronici in nome di una maggiore tracciabilità
Deducibilità dei buoni pasto, cosa cambia nel 2020

Il testo della Legge di Bilancio 2020 contiene novità in merito alla normativa fiscale dei buoni pasto. La manovra è stata approvata il 16 dicembre scorso dal solo Senato (con 166 voti favorevoli e 128 voti contrari) e dovrà passare al vaglio della camera dei Deputati il prossimo 22 dicembre per l’approvazione definitiva. Ma, nonostante il prossimo passaggio parlamentare, la Legge di Bilancio dovrà essere approvata senza modifiche per essere poi pubblicata in Gazzetta Ufficiale e per entrare in vigore dal 1° gennaio 2020.

Le novità contenute sui buoni pasto, dunque, possono dirsi non modificabili a questo punto e mirano alla digitalizzazione dello strumento di welfare aziendale. E’, infatti, prevista una stretta sui buoni pasto cartacei e maggior agevolazioni per quelli elettronici.

Ma vediamo, innanzitutto cosa sono i buoni pasto e la disciplina fiscale in merito.

 

Cosa sono i buoni pasto?

Immagino che chiunque abbia visto almeno una volta una persona pagare alla cassa del supermercato con dei fogli di carta rettangolari al posto della moneta o delle carte elettroniche!

Sono i buoni pasto, uno strumento di welfare aziendale che può essere utilizzato dal possessore per acquistare esclusivamente beni alimentari presso i supermercati e negozi alimentari che hanno una convenzione con le società che emettono i libretti dei buoni.

E’ un fringe benefit del valore unitario predeterminato e viene erogato dall’azienda ai suoi lavoratori dipendenti o parasubordinati in alternativa al servizio della mensa aziendale.

E’ utile ricordare che il ricorso ai buoni pasto non è obbligatorio per l’azienda, a meno che non sia espressamente previsto dal contratto collettivo in cui sono inquadrati i dipendenti.

 

Le agevolazioni fiscali dei buoni pasto

Come prescritto dall’articolo 51, comma 2, lett. c) del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi) i buoni pasto non concorrono a formare il reddito da lavoratore dipendente se la somministrazione di vitto giornaliero non supera il limite stabilito dalla legge. Al di sopra di tali soglie, quanto ricevuto in più dal lavoratore per il vitto concorre alla formazione del reddito imponibile su cui pagare l’Irpef.

Si tratta, dunque, di uno strumento vantaggioso per il lavoratore che può disporre di una somma di denaro aggiuntiva allo stipendio che è totalmente esentasse se il valore del vitto giornaliero non supera il limite di legge.

Di contro, anche l’azienda può beneficiare delle detrazioni Iva sui buoni pasto erogati ai dipendenti fino a un valore massimo del 2% del fatturato (rientrano in tale limite, ad esempio, anche le spese per l’alloggio, ecc…). Non solo, ai fini della determinazione del reddito di impresa, i buoni pasto rientrano in bilancio tra i costi del personale e per questo sono integralmente deducibili.

Ai fini della determinazione del reddito d’impresa, invece, i buoni pasto rientrano, tra le voci di bilancio, nei costi del personale e, in quanto tali, essi sono integralmente deducibili, come confermato dall’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 6/E del 3 marzo 2009, non scontano quindi il limite del 75% di cui all’art. 109, comma 5, TUIR.
 
L’attuale art. 51, comma 2, lett. c) del TUIR stabilisce che non concorrono a formare il reddito:

“c ) le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi, o, fino all'importo complessivo giornaliero di euro 5,29, aumentato a euro 7 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica, le prestazioni e le indennità sostitutive corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione”.

Ma dal 1° gennaio 2020 le soglie di deducibilità cambieranno in modo da favorire la tracciabilità dei pagamenti. Infatti, se per i buoni pasto in formato cartaceo la soglia si riduce rispetto all’attuale 5,29 euro, quella dei buoni pasto elettronici aumenta rispetto ai 7 euro attuali. Nulla cambia, invece, per le indennità corrisposte agli addetti ai cantieri edili e alle altre strutture di carattere temporaneo la cui soglia resta quella dei 5,29 euro giornalieri.

 

Cosa cambia dal 2020

La lett. c) del comma 2 dell’art. 51 del TUIR è stato modificato dal comma 677 dell’art. 1 della Legge di Bilancio 2020 e prevede che non concorrono a formare il reddito:

“c) le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi; le prestazioni sostitutive delle somministrazioni di vitto fino all’importo complessivo giornaliero di euro 4, aumentato a euro 8 nel caso in cui le stesse siano rese in forma elettronica; le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o ad unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione fino all’importo complessivo giornaliero di euro 5,29”.

Nel caso di buoni pasto cartacei, la soglia massima di deducibilità dal reddito imponibile per il lavoratore dipendente si riduce dagli attuali 5,29 euro giornalieri a 4 euro, mentre passa dagli attuali 7 euro ad 8 euro la soglia di deducibilità nel caso di buoni pasto elettronici.

Resta immutato a 5,29 euro il limite massimo di deducibilità per gli addetti ai cantieri edili, di altre strutture lavorative a carattere temporaneo o di unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione.

 

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