Delibazione: non vale dopo tre anni


La Corte di Cassazione ha stabilito che dopo tre anni di matrimonio l’annullamento ecclesiastico non vale per lo Stato italiano
Delibazione: non vale dopo tre anni

E’ una prassi consolidata quella di richiedere l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota per poi chiedere la delibazione nei Tribunali italiani. Così facendo, il matrimonio risulta come se non fosse mai stato celebrato comportando, oltre alla possibilità di risposarsi in Chiesa, la nullità di ogni effetto economico conseguente al divorzio, cioè niente assegni di mantenimento e simili...

In pratica, accade che il coniuge che vuole divorziare si rivolga non al Tribunale ordinario, ma al Tribunale ecclesiastico in primo grado, al Tribunale ecclesiastico d’appello in secondo grado e, infine alla Sacra Rota, il Supremo tribunale della Segnatura apostolica, nel terzo e ultimo grado. Ottenuta dalla Chiesa la nullità del vincolo matrimoniale, ci si rivolge poi al Tribunale dello Stato italiano per ottenere la delibazione, ovvero il recepimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica.

Lo scopo di tale pratica, spesso, non è di carattere religioso. La possibilità eventuale di risposarsi in Chiesa, infatti, è solo il corollario di una finalità prioritaria, cioè quella di voler annullare completamente gli effetti economici e finanziari che conseguono al classico divorzio. Ed è evidente che a chiedere l’annullamento del matrimonio alla Sacra Rota è, in genere, il coniuge a cui compete elargire l’assegno divorzile o gli alimenti.

La Corte di Cassazione, proprio per limitare la prassi della delibazione e per tutelare la parte debole della coppia divorziata, ha emesso una sentenza che, da oggi in poi, farà da spartiacque tra i casi in cui si potrà o meno far valere la sentenza ecclesiastica di annullamento del matrimonio. La sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte, numero 16379 del 17 luglio scorso, sancisce che non è possibile richiedere la delibazione della nullità matrimoniale se la convivenza tra i coniugi è durata per più di tre anni. Ciò significa che, superati i tre anni di coabitazione, per la Chiesa il matrimonio è nullo e gli ex coniugi possono, eventualmente, contrarre un nuovo matrimonio religioso, ma per lo Stato italiano gli effetti economici rimangono.

Il limite dei tre anni di matrimonio stabilito dalla Cassazione deriva dalla Legge sulle adozioni (n. 184 del 1983) in cui, proprio tale lasso di tempo, è definito come indicativo della stabilità di una coppia. Infatti, sono necessari tre anni di matrimonio prima che i coniugi possano presentare istanza di adozione. In sintesi, la Corte di Cassazione ha sancito il principio in base al quale, superati i tre anni di unione matrimoniale, si generano rapporti giuridici connotati da diritti e doveri inderogabili, come quelli di responsabilità coniugale e genitoriale. Nella sentenza, infatti, si legge: "La convivenza come coniugi deve intendersi secondo la Costituzione, le Carte europee dei diritti, come interpretate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e il codice civile, quale elemento essenziale del 'matrimonio-rapporto' che si manifesta come consuetudine di vita coniugale comune, stabile e continua nel tempo ed esteriormente riconoscibile attraverso corrispondenti, specifici fatti e comportamenti dei coniugi, e quale fonte di una pluralità di diritti inviolabili, di doveri inderogabili, di responsabilità anche genitoriali in presenza dei figli, di aspettative legittime e di legittimi affidamenti degli stessi coniugi e dei figli, sia come singoli sia nelle reciproche relazioni familiari".

Infine, la Corte di Cassazione ha anche ribadito il principio di laicità dello Stato Italiano. Il rigetto di delibazione superati i tre anni di vincolo matrimoniale, quindi, non è in contrasto né con i Patti Lateranensi del 1929, né con il successivo Accordo di Roma del 1984, poiché Stato e Chiesa Cattolica sono indipendenti e sovrani e, di conseguenza, è possibile che non siano delibate sentenze del tribunale ecclesiastico se queste ultime sono in contrasto con l’ordinamento italiano.

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