Diritto di famiglia: le sentenze più importanti del 2014


Oltre al Ddl sul “Divorzio breve”, ecco le pronunce in tema di prescrizione, delibazione, assegno divorzile ed eredità
Diritto di famiglia: le sentenze più importanti del 2014

Nell’ambito del diritto di famiglia, il 2014 è stato sicuramente l’anno del "Divorzio breve". Una rivoluzione che accorcia notevolmente i termini per ottenere la conclusione degli effetti civili del matrimonio e che riguarda tutti coloro che vogliono separarsi o divorziare in maniera consensuale affidandosi alla negoziazione di un legale.
Il Ddl sul divorzio breve consente ai coniugi che non hanno figli minorenni, figli maggiorenni portatori di handicap o figli maggiorenni ma di età inferiore ai 26 anni ed economicamente non autosufficienti di ottenere immediatamente il divorzio senza dover ricorrere prima alla separazione. Condizione essenziale: la decisione deve essere consensuale. Sono stati anche accorciati i tempi per ottenere la separazione: nel caso di separazione giudiziale, il termine è di 12 mesi che si riduce a 6 nel caso di separazione stragiudiziale o consensuale.

Ma oltre al "Divorzio breve", il 2014 è stato l’anno che ha visto emettere altre quattro importanti sentenze in ambito del diritto di famiglia. Eccole.

Delibazione negata dopo tre anni di convivenza matrimoniale
Con la sentenza delle Sezioni Unite numero 16379 del 17 luglio 2014, la Corte di Cassazione ha negato la possibilità di ottenere la delibazione se la convivenza tra i coniugi è durata per più di tre anni. La delibazione è l’atto con il quale lo Stato italiano recepisce e avvalla la sentenza ecclesiastica di nullità del vincolo matrimoniale emesso dalla Sacra Rota, rendendo nulli gli effetti religiosi ed economici del matrimonio. E’ come se le nozze non fossero mai state celebrate: gli ex coniugi possono risposarsi in Chiesa, ma soprattutto vengono resi nulli tutti gli effetti economici derivanti dal divorzio (assegno divorzile...). Per limitare l’abuso della prassi della delibazione, la Suprema Corte ha posto il paletto temporale dei tre anni, superati i quali gli ex coniugi possono, eventualmente, contrarre un nuovo matrimonio religioso, ma non possono eludere gli effetti economici del matrimonio precedente.

Assegno divorzile ridotto se si eredita dopo la separazione
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 11797 del 27 maggio del 2014, ha sancito il principio in base al quale se si eredita dopo la separazione, il nuovo "potenziale economico" concorre a quantificare e a ridurre l’ammontare dell’assegno divorzile. Nell’ordinanza della Suprema Corte si legge che l’ammontare dell’assegno divorzile, tale da garantire un tenore di vita simile a quello goduto durante il matrimonio, "deve desumersi dalle potenzialità economiche dei coniugi (...) e, nella determinazione dell'assegno divorzile, i beni acquisiti per successione ereditaria dopo la separazione (...) possono tuttavia essere presi in considerazione ai fini della valutazione della capacità economica del coniuge onerato".

Eredità: negato il diritto di abitazione al coniuge separato che da anni non vive più nella casa coniugale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 13407 depositata il 12 giugno 2014, nega il diritto di abitazione al coniuge separato se quest’ultimo non vive più da anni nella casa coniugale. L’art. 540 c.c. prescrive che "al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni". Tale norma è estesa anche agli ex coniugi separati senza addebito, ma la Suprema Corte ha sancito che venendo meno il presupposto oggettivo del diritto di abitazione, cioè la "casa adibita a residenza familiare", il coniuge separato che si allontana dalla casa coniugale, perde il suo diritto di abitazione.

Assegno di mantenimento: prescrizione sospesa tra i coniugi separati
Con l’ordinanza numero 7533 del 1 aprile 2014, la Corte di Cassazione ha sancito che la prescrizione dei cinque anni sulla riscossione dell’assegno di mantenimento comincia a decorrere dopo il divorzio, mentre è sospesa durante la separazione. E’ importante sottolineare che il diritto all’assegno di mantenimento è imprescrivibile, nel senso che il coniuge che ritiene di averne diritto può sempre far valere le sue pretese economiche. Ciò che si prescrive, invece, è la pretesa della singola rata dell’assegno stesso dopo il termine dei cinque anni. Secondo la Suprema Corte, tale prescrizione parte con il divorzio, dato che la separazione implica solo "un’attenuazione del vincolo" matrimoniale.

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