Distanza tra edifici, i 10 metri sono inderogabili


La distanza minima deve essere rispettata indipendentemente che la nuova parete sia finestrata o meno
Distanza tra edifici, i 10 metri sono inderogabili

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza del 5 giugno 2019 n. 15178, torna sul tema delle distanze tra edifici e precisa il principio in base al quale la distanza minima dei 10 metri è inderogabile indipendentemente dal fatto che una sola delle pareti antistanti sia finestrata e che sia posta sulla nuova costruzione o su quella preesistente.

Il caso che la Suprema Corte si è trovata a dirimere è quella di un uomo che ha richiesto al vicino il ripristino della situazione edilizia precedente e un risarcimento danni. Il vicino, infatti, aveva effettuato un recupero del sottotetto realizzando un nuovo piano con “ampie pareti finestrate” sul suo fabbricato già esistente.

Il ricorrente ha contestato il mancato rispetto della distanza minima di 10 metri tra il suo fabbricato e quello realizzato con il recupero di sottotetto e, dunque, il mancato rispetto della normativa vigente e del Prg comunale.

 

La normativa in tema di distanze minime tra gli edifici

Le norme in merito alle distanze minime tra fabbricati sono contenute nel codice civile e nel DM del 2 aprile 1968 n. 1444/1968.

Nell’articolo 873 del Codice civile si legge: “Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore”.

L’articolo 9 del DM n. 1444/1968 disciplina i limiti di distanza tra i fabbricati per le diverse zone territoriali omogene e nel punto 2 prescrive che la distanza minima assoluta è di 10 metri tra pareti finestrate e pareti di edifici antistanti.

Tali norme sono “inderogabili”, così come le distanze stabilite, e come tali devono essere applicate dai giudici che, avendo indicazioni precise sui limiti, hanno minore discrezionalità.

 

Il principio della Corte di Cassazione

Nel caso specifico, gli ermellini hanno accolto il ricorso dell’uomo sostenendo che le distanze minime tra gli edifici vanno rispettate in ogni caso, sia che le due pareti antistanti siano entrambe finestrate, sia che sia finestrata una solo di esse, ma anche nel caso in cui non siano affatto finestrate, poiché la distanza deve essere superiore alla soglia stabilita in ogni parte delle pareti antistanti.

Ugualmente, non conta che la parete finestrata sia sulla nuova costruzione o su quella preesistente.


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