DSA, qual è la giusta condotta da tenere?


Una diagnosi errata può portare alla colpevolizzazione del bambino, minando la sua autostima e facilitando, tra le altre cose, l’abbandono scolastico
DSA, qual è la giusta condotta da tenere?

Con l’acronimo DSA ci si riferisce ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento e possono comprendere la dislessia (difficoltà a decodificare un testo scritto), la disortografia (errori frequenti nella scrittura), la disgrafia (incapacità di sviluppare una grafia fluente e leggibile) e la discalculia (difficoltà nella lettura e nella scrittura dei numeri).

Con l’acronimo BES ci si riferisce ai Bisogni Educativi Speciali (BES), ovvero qualunque condizione, stabile o transitoria, di natura eterogenea che possa andare a interferire con l'apprendimento e il successo scolastico. Il termine BES è quindi omnicomprensivo e si riferisce a qualsiasi fattore che interferisca con l’inserimento e adattamento del bambino/a in ambito scolastico. Dunque il BES non è un termine tecnicamente "psicologico", ma indica esclusivamente la necessità rilevata dai docenti di stabilire un piano didattico personalizzato per il discente in difficoltà. D’altro canto è utile sottolineare che il compito degli insegnanti non è quello di fare una diagnosi, bensì di rilevare le problematiche relative all’apprendimento, di pianificare una didattica ad hoc per il bambino/a in difficoltà e di segnalare il problema alla famiglia affinché il problema venga contestualizzato, condiviso e affrontato.

La diagnosi di DSA spetta ad uno specialista, nella fattispecie uno psichiatra o uno psicologo, in quanto in primo luogo debbono essere escluse altre cause mediche di natura organica (ad esempio deficit sensoriali, quali l’ipoacusia) potenzialmente responsabili del problema. In secondo luogo è assolutamente necessario distinguere tra DSA e una semplice difficoltà dell’apprendimento legata, ad esempio, alla mancanza di una continuità didattica, a fattori sociali o a barriere linguistiche tipiche delle società multietniche. In terzo luogo bisogna fare una valutazione del quadro intellettivo dello studente, che deve risultare nella norma. Infine occorre valutare separatamente le singole difficoltà (scrittura, lettura e calcolo).

Una diagnosi errata può portare alla colpevolizzazione del bambino, minando la sua autostima e facilitando, tra le altre cose, l’abbandono scolastico. Per questo la diagnosi deve essere sempre supportata da una visita clinica, comprensiva di test psicologici validati e deve oggettivare il tipo di disturbo.

Una volta raggiunta la diagnosi di DSA, occorre pianificare il trattamento, che deve essere multidimensionale. Occorre costruire una rete di sostegno tramite una collaborazione multidisciplinare che chiami in causa la famiglia, gli educatori, il logopedista e lo psicologo/psichiatra.

Una chiara comunicazione della diagnosi alla famiglia e al bambino è già di per sé un atto terapeutico. Deve essere messo in chiaro fin da subito che il bambino/a non è "stupido", ma che può raggiungere gli stessi obiettivi dei suoi coetanei con strumenti didattici differenti. Il prosieguo del trattamento psicoterapeutico si fonda sulla terapia cognitivo-comportamentale e non richiede l’impiego di farmaci.

Se correttamente trattati i Disturbi Specifici dell’Apprendimento non costituiscono una menomazione intellettuale, ma semplicemente una barriera agevolmente superabile.

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