E’ possibile riprendersi i beni donati?


La legge precede due soli casi in cui la donazione possa essere revocata
E’ possibile riprendersi i beni donati?

Di norma ciò che si dona non andrebbe richiesto. Soprattutto per una questione morale: non è corretto richiedere ciò che si è regalato in piena autonomia come atto di liberalità. Ma anche il legislatore, proprio a fronte di tale considerazione di natura sociale, ha previsto in linea generale, il divieto di revoca della donazione a meno che il comportamento del donatario o altre cause a lui sconosciute al momento della donazione non giustifichino la richiesta di restituzione di ciò che si è precedentemente donato.

Il nostro ordinamento prevede due sole cause di revoca della donazione sancite nell’art. 800 del codice civile che recita: "La donazione può essere revocata per ingratitudine o per sopravvenienza di figli".

Le cause della revoca della donazione sono dunque chiare e ben definite e trovano la loro giustificazione anche morale. Basti pensare a un genitore o a una qualunque persona che, dopo aver donato un bene al donatario, si veda maltrattare da quest’ultimo. Oppure a un soggetto che dona cospicui averi a un altro parente perché convinto di non potere avere figli che, a distanza di tempo, invece avrà.

La domanda di revocazione per ingratitudine è disciplinata dall’art. 801 del codice civile e i casi in cui può essere disposta sono espressamente elencati dalla norma. Può essere proposta se:
- il donatario ha volontariamente ucciso o ha tentato di uccidere il donante, il coniuge, un discendente o un ascendente del donante
- il donatario ha commesso, in danno al donante, un fatto al quale la legge penale dichiara applicabili le disposizioni sull'omicidio
- il donatario ha denunciato il donante o ha fornito falsa testimonianza per aver commesso un reato punibile con l'ergastolo o con minimo tre anni di reclusione e la denuncia è risultata calunniosa
- il donatario ha ingiuriato gravemente il donante o lo abbia trattato in maniera offensiva
- il donatario abbia recato grave pregiudizio al patrimonio del donante
- il donatario abbia rifiutato di corrispondere gli alimenti dovuti per legge al donante

Per quanto riguarda la seconda causa di revocazione, cioè quella per sopravvenienza di figli, anche in questo caso il legislatore ha previsto precise casistiche, ovvero:
- se le donazioni sono state fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti al tempo della donazione
- se il donante, successivamente alla donazione, abbia riconosciuto un figlio, salvo che si provi che al tempo della donazione il donante sapesse dell'esistenza del figlio poi riconosciuto
La legge precisa, inoltre, che la revocazione può essere richiesta anche se il figlio del donante, al tempo della donazione, era già concepito.

Ma entro quanto tempo è possibile revocare la donazione?
Nel primo caso, quello per ingratitudine, la domanda di revocazione può essere "proposta dal donante o dai suoi eredi, contro il donatario o i suoi eredi, entro l'anno dal giorno in cui il donante è venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione". Se, però, il donante è impossibilitato a revocare la donazione perché è stato ucciso dal donatario o perché quest’ultimo gli ha dolosamente impedito di farlo, il termine per proporre l'azione è di un anno dal giorno in cui gli eredi hanno avuto notizia della causa di revocazione.

Nel caso della sopravvenienza dei figli la domanda di revocazione può essere "proposta entro cinque anni dal giorno della nascita dell'ultimo figlio nato nel matrimonio o discendente ovvero della notizia dell'esistenza del figlio o discendente, ovvero dell'avvenuto riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio".

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