Eredità: diritto di abitazione all’ex coniuge?


La Corte di Cassazione nega il diritto di abitazione all’ex coniuge che da anni non vive più nella casa coniugale
Eredità: diritto di abitazione all’ex coniuge?

Quella della Corte di Cassazione è sicuramente una sentenza che pone un nuovo tassello nel diritto di successione tra coniugi separati senza addebito e che solca, inevitabilmente, un divario nella giurisprudenza tra un prima e un dopo.

La sentenza in questione è la n. 13407, depositata il 12 giugno 2014, con la quale i giudici della Suprema Corte hanno confermato la decisione della Corte d’Appello di Palermo di negare il diritto di abitazione all’ex moglie di un uomo che, prima del suo decesso, aveva fittiziamente venduto ai parenti (in realtà aveva donato) la casa in questione.

La donna, appellandosi all’art. 540 del Codice Civile, reclamava il suo diritto di abitazione in quanto coniuge superstite separato senza addebito. L’articolo in questione, nel secondo comma, prescrive che "al coniuge, anche quando concorra con altri chiamati, sono riservati i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare, e di uso sui mobili che la corredano, se di proprietà del defunto o comuni".
Tale norma disciplina la successione ereditaria tra coniugi, ma è estesa anche agli ex coniugi separati senza addebito, in base all’art. 548 del c.c. che recita: "il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, ai sensi del secondo comma dell’Articolo 151, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato". Per tale motivo, ritornando al caso deliberato dalla Cassazione, la donna, che era separata senza addebito, reclamava il diritto di abitazione.

La motivazione contraria della Cassazione, però, si fonda sul concetto e sul significato di "casa adibita a residenza familiare", presupposto oggettivo del diritto di abitazione. I giudici, infatti, hanno sottolineato che "oggetto della tutela dell’art. 540, secondo comma, c.c., non è il bisogno dell’alloggio (...), ma altri interessi di natura non patrimoniale, riconoscibili solo in connessione con la qualità di erede del coniuge, quali la conservazione della memoria del coniuge scomparso, il mantenimento del tenore di vita, delle relazioni sociali e degli status symbols goduti durante il matrimonio".

Dato che la donna si era allontanata dalla casa coniugale già diversi anni prima che l’ex marito morisse, per la Cassazione è venuto meno il presupposto oggettivo, ovvero l’utilizzo dell’appartamento come residenza familiare. Sempre nella sentenza, infatti, si legge che "in caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, l’impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare faccia venire meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell’attribuzione dei diritti in parola".
E ancora: "Nella ipotesi considerata, pertanto, essendo venuto meno il collegamento con l’originaria destinazione della casa di abitazione a residenza familiare, non può che ritenersi che il coniuge superstite perda i diritti in questione".

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