Eterologa: accordo tra le Regioni


Sbrigliato il caos eterologa conseguente alle differenti posizioni del Ministero della Salute e della Corte Costituzionale
Eterologa: accordo tra le Regioni

La nebbia che avvolge il delicato tema della fecondazione eterologa si è parzialmente dissolta grazie all`intervento delle Regioni, che, dopo la sentenza di incostituzionalità del divieto all`eterologa emessa dalla Corte costituzionale il nove aprile scorso, erano piombate nel limbo a causa della divergenza di posizione proprio tra la Consulta e il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. I giudici, infatti, ritenevano che l’ordinanza emessa non creasse alcun vuoto legislativo e che, quindi, le strutture sanitarie italiane potessero immediatamente procedere con l’inseminazione di seme e ovuli provenienti da donatori esterni alla coppia. Di avviso opposto il ministro Lorenzin che, al contrario, sosteneva la necessità di legiferare sulla materia prima di poter procedere.

La prima Regione a fare da apripista all’eterologa in Italia è stata la Toscana, ma adesso anche tutte le altre si sono accodate risolvendo un dilemma prettamente legislativo e mandando un forte segnale di speranza alle tante coppie infertili italiane, finora costrette a rivolgersi oltreconfine per poter sognare la genitorialità.
Le Regioni, infatti, hanno trovato un’intesa e hanno stilato le linee guida da seguire nell’applicazione della fecondazione tramite eterologa. Il documento della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni è, dunque, pronto, ma per essere definitivamente operativo necessita dell’approvazione dei Presidenti di Regione. Un via libera che dovrebbe arrivare già domani.

Ecco, allora, i punti chiave dell’intesa tra le Regioni. Nelle strutture pubbliche, la fecondazione eterologa sarà effettuata gratuitamente o a fronte del pagamento di un ticket. Il costo sarà, dunque, a carico del Servizio Sanitario Regionale. Le Regioni, comunque, stanno chiedendo al Governo che le prestazioni sanitarie siano inserite nei livelli essenziali di assistenza.

Sono state introdotte delle "condizioni biologiche" per poter procedere con l’eterologa: la donna che si sottopone al trattamento deve essere in età fertile, non deve superare, cioè, i 43 anni di età. Inoltre, per quanto è possibile, è stato previsto il rispetto e la coerenza dei fenotipi della coppia e del donatore, ovvero il bimbo nato tramite eterologa dovrebbe avere lo stesso colore della pelle, dei capelli e il gruppo sanguigno della coppia ricevente.

Sono stati previsti anche dei requisiti affinché si possa essere donatori: le donne dovranno avere tra i 20 e i 35 anni, mentre gli uomini dovranno avere un’età compresa tra i 18 e i 40 anni. Inoltre, è stato previsto il limite massimo di 10 bambini nati da ogni donatore. Sotto questo aspetto, va sottolineato il fatto che una coppia che ha già avuto un figlio tramite eterologa, può sottoporsi nuovamente al trattamento richiedendo il seme o l’ovulo dello stesso donatore del primo figlio.

Infine, il bambino nato tramite eterologa potrà avere la possibilità di conoscere il genitore biologico una volta compiuti i 25 anni e sempre che il donatore, contattato dal personale addetto che ha accesso alla banca dati, accetti di rivelare la propria identità.

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