Eterologa nel caos


Per la Consulta non esiste alcun vuoto normativo. Il Ministero della Salute, però, blocca gli interventi in attesa di una nuova legge
Eterologa nel caos

Come era prevedibile, la sentenza di incostituzionalità del divieto di fecondazione eterologa per le coppie sterili inserito nella Legge 40 ha creato uno sciame di reazioni e di dubbi. Il nove aprile scorso, infatti, con il pronunciamento della Corte Costituzionale si è riaperto con forza il dibattito sulle norme che, in Italia, regolano tale delicata materia. La stessa Consulta aveva anche affermato, però, che la pronuncia di incostituzionalità non generava alcun vuoto normativo. Dunque, le procedure per la fecondazione eterologa potevano essere avviate immediatamente, senza la necessità di dover attendere una nuova legge che disciplinasse la materia.

Di avviso opposto è il Ministero della Salute che, tramite il Ministro Lorenzin, fa sapere che saranno bloccati ogni tipo di intervento di fecondazione assistita tramite eterologa prima che sia varata una nuova legge. Lo stesso ministro Lorenzin, tra l’altro, aveva già predisposto un decreto apposito da discutere in sede del Consiglio dei Ministri, ma il premier Matteo Renzi, dati gli "evidenti profili etici", l’ha stoppata rimandando al Parlamento l’onere di legiferare in materia.

A favore del parere della Consulta sull’immediata fattibilità delle procedure di fecondazione eterologa si sono schierate molte associazioni, come quella intitolata a Luca Coscioni, il Manifesto dei Giuristi (il cui primo firmatario è Stefano Rodotà) o le molte strutture sanitarie private presenti sul territorio italiano. Ma, sempre secondo in ministro Lorenzin, sono soltanto le Regioni le uniche a poter autorizzare le procedure sanitarie nei centri pubblici e privati. Finora, è stata soltanto la Regione Toscana ad aver deliberato i permessi, ma lo stesso ufficio legale regionale ha poi bocciato la delibera.

Le ragioni dello stop del Ministero della Salute si basano sulla mancanza di regole necessarie per il corretto funzionamento dell’eterologa: sarebbe, infatti, necessario recepire la Direttiva europea sui test per i donatori, bisognerebbe istituire il Registro per la tracciabilità del donatore garantendogli contemporaneamente l’anonimato, garantire la gratuità della donazione del seme e fissare dei requisiti per la donazione (età, screening medici...) e, ancora, inserire la fecondazione eterologa nelle prestazioni fornite dal Servizio Sanitario Nazionale in maniera gratuita o a fronte del pagamento di un ticket.

E’ evidente il caos a cui occorre porre rimedio per tutelare le tante coppie sterili che, oggi, sono costrette a rivolgersi alle strutture sanitarie estere per ricorrere all’eterologa. Ed è necessaria una chiarezza normativa anche per le tante strutture italiane, pubbliche e private, che potrebbero avviare gli interventi di fecondazione assistita. La regione che vanta il maggior numero di centri di procreazione medicalmente assistita è la Lombardia con ben 60 strutture, divise equamente tra pubbliche private. Seguono la Campania (con 44 centri totali, di cui 34 privati) e il Lazio (con 42 centri, di cui 32 privati). Il Veneto e la Sicilia ne contano 36 (di cui rispettivamente 22 e 31 privati). A fare da fanalino di coda sono le regioni Sardegna, con i suoi soli tre centri pubblici, la Basilicata, con due unici centri pubblici e il Molise che non ne ha neanche uno.

Dati i diversi aspetti e pareri sull’argomento, è evidente che l’assistenza di un esperto in materia è essenziale e necessaria per districarsi in tale caos normativo e procedurale.

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