Profilo fake sui social tra adolescenti: il Catfishing è un reato


Fenomeno in diffusione tra i giovanissimi, creare profili falsi sui social è un reato punito anche con il carcere
Profilo fake sui social tra adolescenti: il Catfishing è un reato

Creare un profilo falso sui social network è un fenomeno che si sta diffondendo anche tra gli adolescenti, platea di giovanissimi che si affaccia su piattaforme digitali già a partire dai 12 anni.

Complici anche il lockdown e la scuola a distanza, che hanno dato una spinta alla digitalizzazione delle relazioni sociali, il catfishing è quel fenomeno che consiste nel creare account con foto e informazioni false sul proprio conto.

Ma ciò che potrebbe sembrare una bravata o un modo per farsi nuovi amici o relazioni sentimentali, in realtà è un reato punito dal nostro codice penale.

 

 

 

Cos’è il catfishing?

Il catfishing (dall’inglese “to fish”, pescare) rappresenta la condotta di chi crea un profilo sui social network utilizzando una falsa identità. Al posto di quelle reali, vengono caricate foto e informazioni fasulle oppure “pescate”, appunto, da profili di altre persone.

Commette catfishing anche chi realizza account con immagini e dati di persone note.
In ogni caso, le informazioni diffuse in rete non sono personali e servono a creare false identità.

È un fenomeno che inizialmente era appannaggio soprattutto tra gli adulti, ma una recente ricerca compiuta da Kaspersky, in collaborazione con Giffoni Innovation Hub, mostra un evidente coinvolgimento anche da parte degli adolescenti.

Sembrerebbe che il catfishing non sia più solamente utilizzato da chi intende compiere truffe, oppure avere relazioni extraconiugali o, comunque, avere uno spazio segreto di evasione dalla routine reale.

Tra i giovanissimi, il rubare l’identità a un'altra persona o crearne una fittizia, potrebbe significare la mancanza di accettazione del proprio aspetto fisico, di inadeguatezza o timidezza (frutto anche di una cultura legata alla smodata ricerca della perfezione e bellezza). Ma anche il semplice “divertimento” o la voglia di commentare post in incognito hanno il loro peso.

Ma se da una parte c’è chi crea finti profili in internet, dall’altra ci sono molti giovani ragazzi e ragazze che, a causa della loro inesperienza, potrebbero finire vittime del catfishing.

E i dati raccolti e analizzati nell’indagine di Kaspersky e Giffoni Innovation Hub, pubblicati sul sito ansa.it, sono da mettere sotto la lente di ingrandimento e necessitano di un’attenzione sociale da parte di famiglie e scuole.

 

 

Catfishing: i risultati di una ricerca

Oltre 6 adolescenti su 10 si sono imbattuti su profili falsi sui social network, ma solo quasi la metà di loro ha rivelato di averli creati: primi dati che rivelano quanto sia crescente la diffusione del catfishing tra i ragazzi.

Ma ci sono anche altri dati che rivelano come si sia ampliata la platea dei giovanissimi che si affacciano sui social: quasi il 40% del campione si ha iniziato a navigare sui social prima dei 12 anni, mentre più dell'80% prima dei 14 (ricordiamo che l’età minima per iscriversi è 16 anni).

Che il fenomeno riguardi sempre più gli adolescenti lo si intuisce dal fatto che il 72% dei ragazzi ha affermato come la creazione di false identità in rete sia un fenomeno che riguarda i giovani, mentre solo il 17% pensa che riguardi soprattutto gli adulti; secondo il 13% degli intervistati, invece, ritiene che il catfishing sia operato da persone fragili e deboli.

Ma cosa spinge a dire bugie in rete?
Il 22% degli intervistati crede che la ragione alla base sia la non accettazione del proprio aspetto fisico o la paura del giudizio altrui.

Però, tra i ragazzi che hanno dichiarato di aver creato un profilo fake (il 44% del campione), è emerso che:
•    il 27% lo ha fatto per divertimento;
•    il 14% lo ha fatto per commentare e postare contenuti che non avrebbero avuto il coraggio di pubblicare utilizzando la propria vera identità;
•    l’8% lo ha fatto per timidezza;
•    il 5% lo ha fatto per aumentare like e commenti sul proprio profilo personale;
•    il 2% lo ha fatto per fare l’hater in rete.

Se è pur vero che in base alla ricerca più di 6 adolescenti su 10 si sono imbattuti su profili falsi sui social, è emerso che gli stessi hanno saputo riconoscere il furto di identità.

Dunque, il livello di attenzione è abbastanza alto, soprattutto tra le ragazze che si sono dimostrate più attente nel chattare in sicurezza con chi si conosce.

Infatti, il 65% del campione ritiene fondamentale informarsi sulla persona con cui si chatta e l’85% è consapevole della possibile rischiosità del catfishing. Come detto, però, sono soprattutto le ragazze ad essere più accorte: il 73% di loro ha dato un punteggio massimo all’importanza di sapere con chi si chatta realmente contro il 50% dei ragazzi.

Ad ogni modo, qualunque sia la motivazione per cui si crea una falsa identità (per divertimento, timidezza, aumentare i like, ecc…), è bene sapere che rubare l’identità altrui o crearne una falsa è reato.

 

 

Catfishing: cosa si rischia e quali sono le pene?

Creare identità false sui social network è un reato.

Utilizzare fotografie altrui, indicare informazioni non vere, dichiararsi single quando in realtà si è sposati…non è necessario generare account falsi per perpetrare una truffa per essere condannati e puniti.

La sola dichiarazione mendace di informazioni negli account dei social network è sufficiente per dover rispondere del reato di sostituzione di persona, reato messo sotto la lente di ingrandimento dei giudici a fronte di una crescente digitalizzazione delle relazioni sociali negli ultimi decenni.

Tale reato, inserito nel codice penale all’art. 494, è compreso tra quelli contro la fede pubblica poiché punisce il tradimento della fiducia nutrita dalle persone. Relazionarsi con una falsa identità online, infatti, trarrebbe in inganno gli altri utenti che sulle informazioni di quel profilo hanno fatto affidamento.

Perché vi sia la qualificazione del reato non è necessario falsificare la propria identità, è sufficiente dichiarare informazioni false, come lo stato civile, la cittadinanza, ecc…elementi di base che spesso vengono sottovalutati da chi distorce il proprio profilo.

Chi commette tale reato rischia fino a un anno di carcere. Inoltre, non è necessario che vi sia la denuncia dell’utente/vittima di catfishing, poiché il reato può essere perseguito d’ufficio.

Il dispositivo dell’art. 494 c.p. recita:
“Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno.

Da una lettura attenta della norma, si può considerare che:

1.    il concetto di vantaggio non si esaurisce nella sola finalità economica, ma è più ampio coinvolgendo anche quello di visibilità online;

2.    la sostituzione dalla propria all’altrui persona si ha in tutti i casi in cui si trae in inganno gli altri in maniera illegittima;

3.    per falso stato o qualità si intende le informazioni personali quali l’età, lo stato civile, la cittadinanza, la capacità di agire, ecc…


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