Il danno biologico


Che cos’è e a chi bisogna rivolgersi per un adeguato indennizzo
Il danno biologico

Il danno biologico, nel diritto italiano, consiste nella lesione dell'interesse, costituzionalmente garantito, all'integrità fisica della persona, là dove per "integrità", s’intende sia quella fisica che psichica. La lesione, che può essere reversibile o permanente, per essere considerata "danno biologico", deve causare la compromissione di quelle che in Medicina Legale vengono genericamente definite le "attività vitali" della persona interessata. Quest’ultime possono comprendono una gamma estremamente ampia di realtà, che vanno da un’alterazione permanente delle caratteristiche fisiche e psichiche del soggetto, alla perdita della capacità lavorativa, o delle capacità di relazione sociale, fino a danni che possono interessare la sfera sessuale. Ovviamente l’espressione più grave del danno biologico è la morte del soggetto stesso, anche se spesso questo non sempre corrisponde a una forma d’indennizzo maggiore.

Attualmente il danno biologico è un’entità ben definita nella giurisprudenza, anche se i criteri di liquidazione del danno non sono sempre univoci e lasciano aperti ancora molti problemi irrisolti. Inizialmente la sua quantificazione monetaria veniva stabilita unicamente in base al danno economico che più o meno direttamente il danno biologico stesso causava. Vale a dire, se ad esempio il danno biologico era responsabile della cessazione dell’attività lavorativa del soggetto, veniva stabilito un risarcimento in base alla perdita di possibilità di guadagno del soggetto stesso. Oppure se ne causava un demansionamento lavorativo, veniva calcolata la perdita economica annua in base all’aspettativa di vita. Questo sanciva automaticamente il concetto, per molti aspetti discutibile, che una lesione procurata a una persona facoltosa e giovane era in ogni caso più grave di una lesione procurata a una persona anziana o senza lavoro. Oggi invece si tende a valutare il danno biologico prevalentemente in base all’entità degli effetti esercitati da tale danno sull’integrità psico-fisica del soggetto, prescindendo da una valutazione puramente di tipo lavorativo e anagrafico.

Poiché non è semplice oggettivare un danno psico-fisico, si è ricorsi al sistema tabellare. In sostanza vengono utilizzate delle specifiche tabelle, che permettono di esprimere in termini percentuali l’entità di invalidità che il danno ha causato. Inizialmente le tabelle sono state impiegate nell’ambito dell’infortunistica stradale e sul lavoro, successivamente si sono diffuse, pur diversificandosi, in molti altri ambiti. In base al sistema tabellare un danno biologico che causi una menomazione inferiore al 9% viene considerato di lieve entità.

In ogni caso, sia che il danno biologico sia lieve o grave o addirittura molto grave, ai fini del risarcimento è necessario che sia dimostrato un nesso causale tra la lesione subita e la compromissione dell’ "attività vitale" del soggetto. Inoltre, cosa non meno importante, è fondamentale che tale compromissione sia documentabile attraverso un esame clinico e soprattutto strumentale. Per questa ragione il danno psichico inferiore al 9%, proprio perché non dimostrabile nonostante il progresso della medicina, non viene quasi mai risarcito.

Da quanto detto risulta evidente che per ottenere un adeguato risarcimento è fondamentale avvalersi, oltre che di un avvocato, anche della consulenza specialistica di un Medico Legale, il quale potrà, attraverso un attento esame clinico, stabilire quali sono le condizioni di salute psico-fisica attuali, quali erano invece quelle preesistenti e prescrivere gli esami strumentali più idonei per oggettivare il danno.

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