Il debitore ha dei beni pignorabili? Basta fare una ricerca…


Prima di procedere giudizialmente è bene accertarsi se il debitore è proprietario di beni sui quali potersi rifare. Ecco come fare
Il debitore ha dei beni pignorabili? Basta fare una ricerca…

L’aver ottenuto una sentenza di condanna del debitore o essere in possesso di un decreto ingiuntivo esecutivo non mette purtroppo il creditore al riparo dal rischio di non ottenere quanto dovuto poiché il debitore, chiamato a rispondere dei propri debiti, potrebbe risultare nullatenente.

Dunque, pur procedendo per vie legali in possesso di sentenza o di decreto ingiuntivo esecutivo, si potrebbe concretizzare la possibilità di affrontare nuove spese legali non ottenendo infine quanto è dovuto.Allora, prima di ricorrere nuovamente giudizialmente, è bene accertarsi se il debitore sia proprietario di beni pignorabili o abbia disponibilità liquide.

Una soluzione, però, per il creditore c’è ed è la ricerca telematica e all’accesso diretto all’anagrafe tributaria e all’anagrafe dei conti correnti del debitore tramite un’apposita istanza da presentare al Presidente del Tribunale. Attraverso la ricerca telematica, il creditore può venire a conoscenza della presenza e dell’ammontare dei conti correnti, stipendi, pensioni, beni immobili, titoli e altre proprietà nella disponibilità del debitore.

Conoscendo il patrimonio e le somme detenute del debitore, il creditore può decidere con cognizione di causa se affrontare maggiori spese al fine di soddisfare il proprio credito.

Ecco come fare: il creditore munito di un titolo esecutivo (sentenza o decreto ingiuntivo esecutivo) presenta un modello di istanza al Presidente del Tribunale del luogo in cui il debitore ha la residenza, per essere autorizzato ad effettuare la ricerca telematica sui beni in possesso del debitore. L’istanza deve presentata dopo la scadenza dei termini per l’adempimento da parte del debitore indicati nel precetto e, comunque, non oltre 90 giorni dalla scadenza del precetto stesso. L’istanza deve contenere i dati del creditore e del suo difensore, oltre alle generalità del debitore, i titoli sui quali si fonda il diritto al credito (sentenza o decreto ingiuntivo esecutivo) e i recapiti (indirizzo di posta elettronica ordinaria, PEC, telefono, fax, ecc...) del legale difensore.

Se il giudice autorizza la ricerca (tramite il decreto di autorizzazione), il creditore può rivolgersi all’ufficiale giudiziario per accedere, attraverso un collegamento telematico, ai dati contenuti nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni, all’anagrafe tributaria e all’anagrafe dei conti correnti e conoscere il patrimonio del debitore.
Ci sono però anche dei casi di urgenza in cui il giudice può autorizzare tale ricerca prima che sia notificato il precetto.

Le spese per presentare un’istanza ammontano a 43 euro a titolo di contributo unificato. Ma di certo sono soldi ben spesi. Solo conoscendo se il debitore sia in possesso di beni pignorabili o abbia abbastanza liquidità sui conti correnti (o stipendi, pensioni, ecc..) per soddisfare il proprio credito, si può decidere se proseguire giudizialmente.

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