Il Decreto crescita è legge, ecco cosa prevede


Contratto di espansione, super ammortamento, tutela del made in italy, flat tax per i pensionati, sospensione delle sanzioni sullo scontrino elettronico
Il Decreto crescita è legge, ecco cosa prevede

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (supplemento ordinario n. 26/L alla Gazzetta ufficiale n. 151 del 29 giugno 2019) della legge di conversione n. 58 del 28 giugno 2019, il Decreto crescita è legge (Decreto Legge n. 34 del 30 aprile 2019 recante “Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi").

Il testo, composto da 50 articoli in tutto, disciplina numerose misure mirate, nelle intenzioni del Governo giallo-verde guidato dal premier Giuseppe Conte, a sostenere e stimolare gli investimenti (anche di innovazione tecnologica) del tessuto imprenditoriale italiano e a recuperare lo 0,1 del Pil.

Tra le misure più rilevanti troviamo la proroga del super ammortamento, il contratto di espansione, la tutela del made in Italy, la flat tax per i pensionati che si trasferiscono al Sud, sospensione delle sanzioni sullo scontrino elettronico.

 

Il super ammortamento dei beni strumentali nuovi

Con l’art. 1 del Decreto crescita è stato prorogato il super ammortamento, ovvero una maggiorazione dell’ammortamento sull’acquisto dei beni strumentali nuovi che apporta vantaggi fiscali in sede di dichiarazione dei redditi.

Come per il 2018, i soggetti titolari di reddito d'impresa e gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi hanno diritto a determinare le quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria per gli investimenti in beni materiali con una maggiorazione del 30%.

Gli investimenti devono essere effettuati dal 1° aprile 2019 al 31 dicembre 2019 oppure entro il 30 giugno 2020, a patto che entro il 31 dicembre 2019 “il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto  il  pagamento  di acconti  in  misura  almeno  pari  al  20  per  cento  del  costo  di acquisizione” dei beni.

 

Il contratto di espansione

Il nuovo contratto di espansione è un nuovo contratto che sostituirà i precedenti contratti di solidarietà e pensato per le imprese con oltre 1.000 dipendenti che investono nell’innovazione tecnologica ed hanno, dunque, la necessità di riorganizzare le risorse umane.

La nuova disciplina è stata prevista, al momento, solo in via sperimentale per il biennio 2019-2020 con uno stanziamento totale di 70 milioni di euro (40 milioni di euro per il 2019 e 30 milioni di euro per il 2020).

E’ pensato per favorire gli investimenti in innovazione tecnologica delle imprese italiane e per agevolare il conseguente e necessario turn-over del personale che dovrà avere nuove competenze rispetto ai dipendenti già in forza.

Per questo è previsto un prepensionamento fino al pensionamento per i dipendenti più anziani e una riduzione di orario lavorativo per gli altri.

Nello specifico, potranno beneficiare di uno scivolo di massimo 5 anni coloro che, entro i successivi 60 mesi raggiungeranno l’età pensionabile. Mentre il datore di lavoro potrà ridurre l’orario medio complessivo lavorativo di massimo 30% per il restante personale (all’interno del 30% medio, il datore di lavoro potrà decidere di ridurre anche del 100% l’orario del singolo dipendente).

In entrambi i casi, però, è necessaria la volontà di aderire da parte del dipendente. Infine, il contratto di espansione deve essere stipulato tra azienda, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e sindacati di categoria.

 

La tutela del made in Italy e il marchio storico il contrasto all’ “Italian sounding”

La tutela del made in Italy, adesso, avviene anche attraverso il “marchio storico”, ovvero il logo (registrato o comunque utilizzato in maniera continuativa) adottato da un’azienda che svolge un’attività produttiva nel nostro Paese da almeno cinquant’anni e ormai noto ai consumatori.

Il marchio storico deve essere registrato presso il nuovo registro speciale dei marchi storici dell’Ufficio italiano brevetti e marchi.

L’iscrizione al registro speciale dei marchi storici può essere effettuata:
- su istanza del titolare dell’azienda o del licenziatario del “marchio storico”;
- oppure d’ufficio dallo stesso Ufficio italiano brevetti e marchi nel caso in cui un’impresa storica in Italia intenda delocalizzare all’estero generando, di conseguenza, licenziamenti collettivi.

Nel caso di progetti di delocalizzazione, l’azienda “storica” deve comunicare obbligatoriamente al Ministero dello Sviluppo economico i piani di azione, comprese le informazioni sulle azioni decise in merito all’occupazione. In mancanza di comunicazione, è prevista una sanzione amministrativa fino al 3% del fatturato medio annuo conseguito nell’ultimo triennio.

A proposito del contrasto all’Italian Sounding (ovvero quella pratica commerciale scorretta che si basa sulla distribuzione di prodotti il cui nome o pronuncia ricorda un prodotto made in Italy di eccellenza), è stato previsto un sostegno mirato alla copertura del 50% delle spese legali sostenute dalle imprese per tutelare legalmente i propri marchi e prodotti.

 

La flat tax per i pensionati che si trasferiscono al Sud

Per favorire gli investimenti, i consumi e il ripopolamento nei Comuni del Mezzogiorno è stata prevista un’aliquota sostitutiva del 7% ai pensionati che percepiscono una pensione estera e decidono di trasferire la residenza fiscale in Italia nei comuni con popolazione non superiore a 20 mila abitanti in una delle seguenti regioni: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia.

Per poter beneficiare della riduzione della pressione fiscale è necessario:
- percepire redditi da pensione erogati da Paesi esteri con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa
- trasferire la residenza in Italia dopo aver trascorso all’esterno almeno cinque anni consecutivi

La durata del beneficio è di 5 anni, a patto che nel frattempo non si verifichi una delle cause di revoca (trasferimento in un Comune con più di 20 mila abitanti e non ubicato nelle regioni indicate, mancanza di residenza precedente all’estero, mancato pagamento parziale o totale delle imposte sui redditi).

 

Sospensione delle sanzioni sullo scontrino elettronico

Per agevolare la sostituzione o l’aggiornamento dei registratori di cassa per la trasmissione dello scontrino elettronico, è stata prevista una sospensione di 6 mesi delle sanzioni sul mancato adeguamento alla normativa.

Le sanzioni, quindi, scatteranno a partire dal 31 dicembre 2019 al posto del 1° luglio 2019.

Lo scontrino elettronico è la nuova modalità di trasmissione degli incassi giornalieri al Fisco grazie ad appositi registratori di cassa e sostituisce il libro dei corrispettivi.

Ricordiamo che l’obbligo dello scontrino elettronico scatta dal 1° luglio 2019 per tutte le imprese che esercitano attività commerciale al minuto o soggetti e che registrano un volume di affari superiore ai 400 mila euro annui. Per tutti gli altri, quindi per chi ha un volume di affari inferiore ai 400 mila euro annui, l’obbligo scatterà a partire dal 1° gennaio 2020.

Restano esclusi dall’obbligo dello scontrino elettronico:
•    i tabaccai
•    i giornalai
•    i venditori di prodotti agricoli
•    chi presta servizi di telecomunicazione, radiodiffusione
•    chi presta servizi di trasporto pubblico di persone e veicoli (come i tassisti).

 

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