Il matrimonio via web è valido?


Cassazione: è valido il matrimonio celebrato a “distanza” via internet se nel Paese dell`altro conuige è valido
Il matrimonio via web è valido?

La parola fine a un caso cominciato nel 2012 è stata messa dalla Corte di Cassazione, prima sezione civile, con la sentenza numero 15343, depositata il 25 luglio scorso.
E il caso è quello di una giovane donna che, pur essendo in Italia, aveva sposato a distanza un uomo pakistano attraverso una connessione internet. Le nozze, infatti, erano state celebrate da un ufficiale pakistano nel paese di origine dell’uomo, mentre la donna ha espresso il suo consenso dall’Italia partecipando alle nozze a distanza, collegandosi a internet e alla presenza di due testimoni.

Il caso è scoppiato quando il Comune di San Giovanni in Persiceto, alle porte di Bologna, si era rifiutato di trascrivere l’atto di matrimonio presentato dalla donna. Davanti a un rifiuto dell’ente locale, la sposa ha fatto ricorso al Tribunale che le ha dato ragione dato che il matrimonio era stato "celebrato secondo le modalità e nelle forme previste dalla legge pakistana".

Proprio quest’ultimo è il punto centrale della questione: se il matrimonio è valido per la legge dello stato straniero dove si è officiata la cerimonia, allora l’unione è valida anche in Italia. E nel caso in questione, il matrimonio contratto per via telematica è una modalità riconosciuta come valida in Pakistan.

Alla sentenza di primo grado si era appellato il Ministero dell’Interno, ma anche la Corte di Appello aveva rigettato il ricorso e aveva dato ragione alla donna poiché quest’ultima aveva fornito il suo libero consenso alle nozze, seppure "a distanza".

Infine si è pronunciata, nel luglio scorso la Corte di Cassazione. Nella sentenza della Suprema Corte, infatti, si legge: "Se l’atto matrimoniale è valido per l’ordinamento straniero, in quanto da esso considerato idoneo a rappresentare il consenso matrimoniale in modo consapevole, esso non può ritenersi contrastante con l’ordine pubblico solo perché celebrato in forma non prevista dall’ordinamento italiano".

Non solo, i giudici hanno sottolineato come, in realtà, anche il nostro ordinamento ammette "la celebrazione inter absentes in determinati casi", ovvero quando vi sono "i requisiti minimi per la giuridica configurabilità del matrimonio medesimo" che sono "la manifestazione di una volontà matrimoniale da parte di due persone di sesso diverso, in presenza di un ufficiale celebrante".

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