Il nuovo regime delle società tra professionisti


E’ in arrivo l’assimilazione fiscale delle società tra professionisti agli studi associati
Il nuovo regime delle società tra professionisti

Le società tra professionisti saranno assimilate, da un punto di vista fiscale, agli studi associati. E’ quanto prevede il decreto legislativo sulle disposizioni in materia di semplificazioni fiscali, in attuazione dell’art. 7 della Legge delega 23/2014. Il provvedimento è stato vagliato dal Consiglio dei Ministri, ma prima che entri in vigore dovrà superare la prova delle Commissioni parlamentari per poi tornare all’esame del Governo per l’approvazione finale. L’iter non si è, quindi, concluso, ma è molto probabile che la nuova disciplina fiscale prevista per le società tra professionisti diventi efficace.

Le società tra professionisti sono disciplinate dall’art. 10 della Legge del 12 novembre 2011, n. 183 che, però, non ha fornito indicazioni in merito al regime fiscale da applicare. Così, come non ha fatto neppure il Decreto del Ministero della Giustizia n. 34 dell’8 febbraio 2013 (Regolamento in materia di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico). Per tale ragione, il provvedimento sulle semplificazioni fiscali intende fare chiarezza sul punto.

Cosa vuol dire assimilare fiscalmente le società tra professionisti agli studi associati? Significa, in sintesi, comparare il regime fiscale delle prime a quello semplificato dei secondi. Le società tra professionisti hanno personalità giuridica e, di conseguenza, producono un reddito di impresa. Gli studi associati, invece, sono inquadrati come associazioni senza personalità giuridica e producono reddito da lavoro autonomo. L’immediata conseguenza è un’applicazione di diversi regimi fiscali: nel primo caso, quello previsto per le società, nel secondo, quello dettato per l’esercizio di arti e professioni secondo l’art. 5 del TUIR.

"L’esercizio di arti e professioni" è stato il motivo di fondo che ha comportato l’equiparazione tra le due forme costitutive, dato che, in entrambi i casi, il professionista è colui che esercita, appunto, un’arte con professionalità.

Da un punto di vista prettamente fiscale, l’assimilazione delle società tra professionisti (indipendentemente dalla forma giuridica) agli studi associati comporta che:
- il reddito prodotto venga considerato come reddito da lavoro autonomo al posto di reddito di impresa
- sia applicato il principio di cassa al posto di quello per competenza
- il reddito generato sia soggetto alla ritenuta dei compensi
- ciascun socio percepisca una percentuale di reddito pari alla propria quota di partecipazione agli utili
- si applicano le stesse regole in materia previdenziale previste per gli studi associati
- si applicano le stesse regole sull’IRAP previste per gli studi associati

Queste sono, sulla carta, le possibili novità in arrivo. Occorre vedere se diventeranno anche effettive.

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