Il padre riconosce tardivamente il figlio: quale cognome dargli?


Secondo la Cassazione la scelta deve basarsi sull’interesse del minore e va valutato se il cognome materno sia già un segno distintivo di identità
Il padre riconosce tardivamente il figlio: quale cognome dargli?

Quando si parla di minori occorre muoversi in punta di piedi e bisognerebbe agire sempre nel loro interesse. A volte, però, accade che i genitori abbiano idee differenti su quale sia l’alternativa migliore proprio per tutelare il figlio e ci si trova in un’aula di Tribunale per stabilirlo.


E’ il caso, ad esempio, di una madre che ha avuto un figlio fuori dal matrimonio e che non è stato riconosciuto alla nascita dal padre biologico. Il cognome che è stato immediatamente dato al neonato è stato, dunque, quello della madre.Solo a distanza di qualche anno il padre ha deciso di riconoscere il figlio e di dargli il solo cognome paterno. La madre, però, era contraria al cambio di cognome. Quale cognome dare, quindi, al bambino?

In questa delicata vicenda si è espressa la Corte di Cassazione che, con la recente sentenza 27 gennaio - 17 giugno 2015, n. 12640 ha stabilito che il cambio del cognome deve essere deciso caso per caso dal giudice in base al solo interesse del minore.

Per interesse del minore si intende, in questo caso, la tutela della sua identità. Ciò significa che se sono trascorsi anni sufficienti perché il cognome materno sia diventato un segno socialmente distintivo dell’identità del minore, allora non va cambiato con quello paterno, nonostante il riconoscimento. Se, al contrario, il cognome materno non è ancora un elemento di identificazione sociale del bambino poiché ancora piccolo, allora si può attribuire il cognome paterno.

L’identità del minore è, secondo la Cassazione, interesse anche maggiore rispetto all’esigenza "di rendere la posizione del figlio nato fuori del matrimonio quanto più simile possibile a quella del figlio di coppia coniugata". Il bene primario, si legge sempre nella sentenza, è quello "di garantire l’interesse del figlio a conservare il cognome originario se questo sia divenuto autonomo segno distintivo della sua identità personale in una determinata comunità".

Non esiste, dunque, una regola universale che valga bene per tutti o un’età del minore che possa fare da spartiacque. Il giudice è tenuto a decidere di volta in volta a seconda non solo dell’età del minore ma anche in base ad altri elementi soggettivi (inserimento in società, sviluppo psicologico del minore...). Proprio a fronte di tale arbitrarietà del giudizio, nel caso in cui uno dei due genitori voglia modificare il cognome del figlio senza l’approvazione dell’altro genitore, sarebbe il caso di farsi consigliare da un avvocato esperto in diritto di famiglia che possa identificare quegli elementi essenziali sui quali potrebbe basarsi la decisione del giudice.

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