Il regime del “forfettino”


Riguarda le nuove iniziative imprenditoriali e professionali di lavoro autonomo per le persone fisiche
Il regime del “forfettino”

Si chiama "forfettino" e già dal solo nome si intuisce come il regime in questione preveda notevoli vantaggi per chi intende o possa usufruirne. Il "forfettino" è un regime fiscale agevolato rivolto alle persone fisiche o imprese familiari che intraprendono una nuova attività artistica, professionale o di impresa.

Per poter accedere al regime agevolato, chi lo richiede:
- deve essere, appunto, una persona fisica e non giuridica
- non deve aver esercitato negli ultimi tre anni un’altra attività imprenditoriale o autonoma
- non deve avviare un’attività considerata come la prosecuzione di un’attività precedente, anche come dipendente (sono esclusi i tirocini obbligatori)
- deve prevedere compensi da lavoro autonomo o ricavi da un’impesa di servizi inferiori a 30.987,41 euro; il reddito non deve superare i 61.974,83 euro annui se l’impresa riguarda altre attività
- deve adempire agli obblighi previdenziali, assicurativi e amministrativi

Per quanto riguarda i limiti dei ricavi, va detto che nel caso in cui un soggetto eserciti più attività e si avvalga del regime agevolato si fa riferimento ai profitti realizzati con l’attività prevalente, cioè con l’attività che ha prodotto i compensi maggiori nel periodo di imposta. Inoltre, se un individuo subentra a un altro imprenditore o lavoratore autonomo nell’impresa a regime agevolato, quest’ultimo non deve aver superato i limiti reddituali previsti per legge nel periodo di imposta precedente al subentro.

Quali sono le agevolazioni del "forfettino"? La più importante è sicuramente quella di un’imposta unica sostitutiva dell’Irpef, oltre che delle addizionali comunali e regionali, del 10%. I redditi del lavoratore autonomo o dell’imprenditore, risultanti dalla differenza tra ricavi e costi, non concorreranno, quindi, alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef, dato che sono già stati assoggettati all’imposta sostitutiva.

L’imposta del 10%, però, sostituisce solo l’Irpef e le addizionali comunali e regionali. Si devono, dunque, pagare le altre imposte, come l’Irap e l’Iva. Proprio in merito all’Imposta sul Valore Aggiunto, però, il regime in questione prevede un'altra agevolazione. Si possono omettere le liquidazioni e i versamenti periodici comunicando e versando l’imposta una sola volta all’anno in sede di dichiarazione dei redditi.

Un’ulteriore agevolazione è l’esonero dalla registrazione e dalla tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte dirette, Iva e Irap. Occorre conservare, però, documenti, fatture e scontrini emessi e ricevuti; in generale, è necessaria la tenuta delle scritture contabili dei sostituti di imposta previsti dall’art. 21 del D.P.R. 600/1973.

Chi decide di aderire al regime agevolato, deve darne comunicazione nel momento in cui si presenta la dichiarazione di inizio attività, utilizzando un modello apposito. L’adesione vincola il soggetto a mantenere tale regime per almeno un periodo di imposta. Successivamente, può revocare la scelta compilando il medesimo modello, da presentare alla competente Agenzia delle Entrate.

Nella sua piena applicazione, il regime agevolato ha la durata di tre anni e si applica per il primo periodo di imposta e per i due esercizi successivi. Durante tale periodo, il contribuente viene assoggettato agli studi di settore. Il regime cessa di essere applicato, ovviamente, dopo i tre anni o se il soggetto revoca il regime in anticipo durante i due anni successivi al primo; il regime cessa, inoltre, di essere applicato anche se sempre in uno dei periodi di imposta successivi al primo si superano i limiti di reddito indicati precedentemente o se nel primo periodo di imposta i profitti superano del 50% gli stessi limiti.

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