Il Senato dice sì al Jobs Act: ora è legge


Entro il 1° gennaio 2015 arriverà il primo decreto attuativo su contratti a tutele crescenti e licenziamenti
Il Senato dice sì al Jobs Act: ora è legge

Con i suoi 166 voti favorevoli contro i 112 contrari e un astenuto, la legge delega sulla riforma del mercato del lavoro è diventata legge. Il Senato ha approvato, in terza lettura, il nuovo testo del Jobs Act. Non ci sono state variazioni rispetto al testo licenziato dalla Camera dei Deputati, dato che il Governo aveva posto la fiducia al provvedimento. Adesso, la parola passa all’Esecutivo che entro giugno dovrà emanare i relativi decreti delegati. Intanto, entro fine dicembre, sarà varato il primo dei decreti attuativi, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2015 e che riguarderà le nuove norme in tema di contratti a tutele crescenti e licenziamenti.

Per quanto riguarda i rapporti di lavoro, il Governo punta a ridurre le oltre 40 tipologie di contratto esistenti al momento per farle confluire in un unico contratto prevalente a tempo indeterminato a tutele crescenti. In sostanza, il nuovo contratto prevede che il perfezionamento, ovvero la garanzia della massima tutela del contratto indeterminato, scatti dopo tre anni dall’assunzione. Entro tale termine, il lavoratore acquisisce gradualmente le garanzie in base all’anzianità lavorativa e potrà, perciò, essere anche licenziato. Avrebbe, però, diritto da subito al Naspi, il nuovo ammortizzatore sociale proposto dal Governo. Il nuovo contratto a tutele crescenti dovrebbe sostituire tutti gli altri tipi di contratti, primo fra tutti il co.co.pro, che dovrebbe restare in vigore "fino ad esaurimento".

Per quanto riguarda i licenziamenti, il Governo ha previsto la reintegra esclusivamente per i licenziamenti nulli, discriminatori e per alcune specifiche fattispecie di licenziamenti disciplinari. La normativa sui licenziamenti discriminatori non ha subito alcuna modifica. Quindi, tutti coloro che vengono allontanati dal posto di lavoro per motivi politici o religiosi, ideologici, razziali, sessuali, di età o di handicap, avranno il diritto di riottenere il posto di lavoro. In questo caso la legge prevede ancora la massima tutela del lavoratore che, oltre a rientrare in azienda, avrà diritto anche a un risarcimento.

Le modifiche più importanti riguardano il licenziamento economico, ovvero quello attuato dalle aziende a causa della crisi economica. A tal proposito, il decreto delegato dovrà stabilire la "fattispecie di crisi" che legittima il licenziamento. Se, cioè la crisi deve essere aziendale o se può essere legata a una contrazione generalizzata della domanda di settore. Prima della riforma del Jobs Act, la legge prevedeva la possibilità del reintegro del lavoratore licenziato per motivi economici esclusivamente se veniva dimostrato che la giustificazione della crisi aziendale era "manifestatamente infondata". Negli altri casi, il dipendente aveva diritto a un’indennità compresa tra i 12 e i 24 mesi di retribuzione. Adesso, il reintegro non è più contemplato. Il lavoratore licenziato avrà solamente diritto a un indennizzo commisurato all’anzianità di servizio. E’ prevista anche una "buonuscita" sostanziosa nel caso in cui il lavoratore rinuncia a fare la causa all’azienda. Nel caso del nuovo contratto a tutele crescenti, il lavoratore con meno di tre anni di anzianità lavorativa riceverebbe un’indennità chiaramente bassa, ma avrebbe subito diritto al Naspi.

Infine, i licenziamenti disciplinari, che sono anche quelli più frequenti dove il lavoratore viene allontanato per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo, prevedranno il reintegro solo in alcune fattispecie ben precise che dovranno essere previste nel Decreto delegato. Finora, la Riforma Fornero prevedeva il reintegro solo se il motivo del licenziamento non sussisteva o se, nel caso invece il fatto sussistesse, il licenziamento non era previsto dal CCNL per sanzionare la "condotta inadempiente" del lavoratore. Con il Jobs Act, arriveranno nuove fattispecie ben definite grazie alle quali sarà vietato il licenziamento disciplinare. Ma tali fattispecie saranno molto circoscritte in modo da limitare l’arbitrarietà dei giudici del lavoro.

Il contratto a tutele crescenti e la normativa sui licenziamenti del Jobs Act saranno legati alla nuova politica riguardante gli ammortizzatori sociali. Il principio di fondo è l’universalizzazione del sostegno al reddito per tutti coloro che perdono il posto di lavoro. E sulla base di tale principio è stata pensata un’unificazione di ASpI e mini-ASpI, una gestione razionalizzata della Cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mentre quella in deroga sarà sostituita dal Naspi. La vera novità sta soprattutto qui: il diritto al nuovo ammortizzatore sociale sarà esteso, oltre ai lavoratori con contratto a tutele crescenti, anche ai circa 400 mila collaboratori a progetto che attualmente non godono di alcun sostegno economico.

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