Illegittima l’attribuzione automatica del cognome paterno


La Corte di Cassazione compie una svolta storica sulla questione dell’attribuzione del cognome al figlio
Illegittima l’attribuzione automatica del cognome paterno

"La Corte costituzionale ha accolto oggi la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio.La Corte ha dichiarato l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori".

Con queste poche parole scritte sul comunicato stampa dell’8 novembre scorso, la Corte Costituzionale ha sbloccato una situazione giurisprudenziale tutta italiana dal valore storico.

Stiamo parlando del diritto dei genitori di attribuire al figlio i cognome materno, paterno o di entrambi in base alla loro libera scelta. Una possibilità già prevista in altri Paesi, ma non possibile in Italia poiché nel nostro Paese vige l'attribuzione automatica del cognome paterno. Almeno finora.

Del diritto di attribuzione del cognome materno al figlio al posto di quello paterno se ne parla già da diversi anni, ma sul punto il legislatore non è mai intervenuto. Già nel 2006, quindi dieci anni fa, la Corte Costituzionale si era trovata a dover deliberare su un caso di attribuzione del cognome materno, ma in quell’occasione la Consulta giudicò inammissibile la richiesta pur definendo l'attribuzione automatica del cognome paterno un «retaggio di una concezione patriarcale della famiglia».
Questo perché la Consulta aveva rimandato al legislatore il compito di normare la materia. In Italia, infatti, non esiste una norma esplicita che regola l’attribuzione del cognome al figlio: l’attribuzione automatica del cognome paterno si desume da alcuni articoli del Codice civile, da un Regio decreto del 1939 e da un recente decreto del presidente della Repubblica, del 2000.
Ma ancora finora il Legislatore non è intervenuto a chiarire definitivamente la questione. Un disegno di legge sul doppio cognome ai figli è stato approvato in prima lettura nel 2014 dalla Camera dei Deputati e da allora è fermo in commissione Giustizia al Senato.

Il recente caso di una coppia ligure che ha fatto ricorso contro il rifiuto dell'ufficiale di Stato civile di attribuire al loro figlio anche il cognome della mamma ha riaperto la questione.La Corte di Appello di Genova, infatti, ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale per veder dichiarata l’illegittimità dell’attribuzione automatica del cognome paterno al minore.Stavolta la Consulta, ancora di fronte alla mancanza di una normativa italiana esplicita e sulla scorta di altre sentenze e trattati (esempio il Trattato di Lisbona), ha accolto il ricorso della Corte di Appello di Genova e ha dichiarato l’illegittimità dell’attribuzione automatica del cognome paterno.
Gran peso, nella decisione dei giudici, ha avuto senz’altro anche la condanna all'Italia inflitta dalla Corte di Strasburgo del 2014 per violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo dovuta proprio alla mancanza, nel nostro ordinamento, di una deroga all'automatica attribuzione del cognome paterno.

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