Impresa: ora il tempo indeterminato conviene di più?


Ministero del Lavoro: 31 mila nuove assunzioni nel solo mese di marzo dopo l’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti
Impresa: ora il tempo indeterminato conviene di più?

Sarà tutto merito del Jobs Act e del nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti? Forse. La vera prova del nove per il nuovo contratto voluto e introdotto dal Governo Renzi, però, ci sarà nei prossimi anni quando si capirà la vera portata della novità. Intanto in Ministero del Lavoro ha snocciolato i dati di marzo, mese di entrata in vigore del nuovo contratto, relativi ai nuovi contratti di lavoro. E c’è da dire che le cifre sono positive, anche se ancora provvisorie come precisato dal Ministero.

Nel solo mese di marzo 2015, infatti, il totale delle attivazioni dei nuovi contratti di lavoro, esclusi quelli di collaborazione domestica e del pubblico impiego, sono state 641.572 a fronte di 549.273 cessazioni, per un saldo attivo di circa 92 mila nuovi contratti.

Ma è il dato sui rapporti stipulati con il nuovo contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti ad attirare l’attenzione, perché è su tale tipologia contrattuale che si gioca la sfida dell’Esecutivo. Al momento, si diceva, il Ministero del Lavoro può definirsi soddisfatto dato che, sempre a marzo, i contratti a tempo indeterminato sottoscritti sono stati 162.498 mentre quelli conclusi sono stati 131.128. Saldo positivo anche in questo caso: circa 31 mila contratti in più.

Può, però, può non essere tutta farina del sacco del Jobs Act poiché anche nei primi due mesi dell’anno, periodo in cui non era ancora entrato in vigore il nuovo contratto a tutele crescenti, si è registrato un aumento del 20,7% dei nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Questo secondo i dati, definitivi, dell’Inps che ha aperto sul suo sito ufficiale una nuova area di informazione denominata "Osservatorio sul precariato" e nella quale vengono riportati gli aggiornamenti tabellari dei nuovi rapporti di lavoro e delle retribuzioni medie.

I dati, comunque, sonno positivi. Ma perché ora il tempo indeterminato conviene di più alle imprese? Intanto perché i datori di lavoro sono esonerati dal versamento dei contributi previdenziali, ad eccezione dei premi e contributi dovuti all'INAIL, per i primi trentasei mesi dall’assunzione. E poi perché il nuovo contratto è legato alle nuove norme sul licenziamento e sul reintegro del lavoratore sul posto di lavoro, con indennità calcolate in base all’anzianità di servizio del lavoratore (di qui la denominazione di tutela crescente).

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