Impresa: politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro


La legge prevede che possano essere finanziate dallo Stato le misure di conciliazione in favore dei lavoratori dipendenti
Impresa: politiche di conciliazione tra famiglia e lavoro

Lo stereotipo familiare del padre lavoratore e della madre addetta al focolare domestico è di gran lunga passato di moda. Sia per le spinte culturali e sociali del secolo scorso (parità dei sessi, soddisfazione personale ricercata anche al di fuori delle mura di casa) sia per la crescente necessità finanziaria. Oggi, proprio per l’elevato costo della vita è molto comune che in famiglia lavorino sia la madre che il padre.

Il risultato è che entrambi i genitori devono dividersi tra casa, scuola, lavoro, attività dei figli...spesso con notevoli difficoltà familiari e con notevoli e continui sforzi emotivi per assistere e condividere del "tempo di qualità" assieme ai propri figli.

Se i nuovi modelli sociali, economici e culturali hanno subito dei cambiamenti, lo stesso vale anche per il nostro ordinamento che ha assorbito i mutamenti della società. Sono, infatti, state introdotte le c.d. politiche per la conciliazione, degli strumenti che tentano di rendere compatibili le esigenze e i bisogni familiari e affettivi con quelli strettamente reddituali finalizzati al fabbisogno finanziario del nucleo familiare. E, di conseguenza, anche con le esigenze produttive dell’azienda datrice di lavoro. La normativa di riferimento per le politiche per la conciliazione è la legge dell’8 marzo 2000, n. 53 ("Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città") che ha introdotto i congedi parentali, cercando soprattutto di favorire un maggior coinvolgimento dei padri, e ha posto l’accento sulla necessità di riorganizzare i tempi lavorativi e quelli da dedicare alla famiglia.

Le politiche per la conciliazione hanno come beneficiari sia i lavoratori dipendenti quanto i lavoratori autonomi e sono attuate attraverso un sostegno finanziario da parte dello Stato rivolto a quelle imprese che aderiscono a una politica gestionale del personale improntata sulla flessibilità dell’orario di lavoro in base alle esigenze familiari del lavoratore. Proprio in riferimento a tale flessibilità, l’articolo 9 della citata legge recita: "Al fine di promuovere e incentivare forme di articolazione della prestazione lavorativa volte a conciliare tempo di vita e di lavoro (...), al fine di erogare contributi, di cui almeno il 50 per cento destinato ad imprese fino a cinquanta dipendenti, in favore di aziende che applichino accordi contrattuali che prevedono azioni positive per la flessibilità, ed in particolare:
a) progetti articolati per consentire alla lavoratrice madre o al lavoratore padre, anche quando uno dei due sia lavoratore autonomo, ovvero quando abbiano in affidamento o in adozione un minore, di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari e dell'organizzazione del lavoro, tra cui part time reversibile, telelavoro e lavoro a domicilio, orario flessibile in entrata o in uscita, banca delle ore, flessibilità sui turni, orario concentrato, con priorità per i genitori che abbiano bambini fino ad otto anni di età o fino a dodici anni, in caso di affidamento o di adozione;
b) programmi di formazione per il reinserimento dei lavoratori dopo il periodo di congedo;
c) progetti che consentano la sostituzione del titolare di impresa o del lavoratore autonomo, che benefici del periodo di astensione obbligatoria o dei congedi parentali, con altro imprenditore o lavoratore autonomo.


Conciliare famiglia e lavoro può essere possibile, favorendo sia i lavoratori che le aziende, grazie alle politiche per la conciliazione. Per saperne di più e per approfondire gli aspetti che potrebbero interessare maggiormente la propria azienda è consigliabile chiedere un parere a un esperto, in modo da poter ottenere tutte le informazioni necessarie.

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Consulenza del lavoro