Irpef: bonus da 80 euro al mese in busta paga


Ne godranno tutti i dipendenti con redditi dagli 8 ai 26 mila euro annui. Previsto anche lo sblocco dei debiti della P.A. alle imprese
Irpef: bonus da 80 euro al mese in busta paga

"Sono felice, abbiamo smentito i gufi". Con queste parole di soddisfazione, ieri il premier Matteo Renzi ha presentato a palazzo Chigi il decreto fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri. La promessa degli 80 euro in più nella busta paga degli italiani non è stata rinnegata.

A partire dalla busta paga di maggio, i lavoratori dipendenti con un reddito lordo che va dagli 8 mila ai 26 mila euro di reddito annuo, godranno di un aumento di 80 euro al mese (che sarà lievemente minore per coloro che guadagnano dai 24 mila ai 26 mila euro lordi all’anno). L’aumento verrà erogato come bonus nell’Irpef, in sede di dichiarazione dei redditi, senza che ci sia un ritocco delle aliquote Irpef o dei contributi. Tecnicamente, il bonus rientra nel credito Irpef di luglio, contestualmente alla dichiarazione dei redditi, ma i datori di lavoro, come sostituti di imposta, hanno l’onere di spalmare il credito totale in tutte le buste paghe dell’anno. Oltre al bonus Irpef, che da un po’ di ossigeno ai portafogli degli italiani, è stata confermata una riduzione dell’Irap del 10% e lo sblocco di 8 miliardi di euro per il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese.

A dispetto delle voci e indiscrezioni circolate prima della presentazione del decreto fiscale, la misura del bonus Irpef è strutturale e non una tantum, così come ha confermato lo stesso premier Renzi. Ciò significa che gli italiani potranno contare sulle maggiori entrate non solo nel 2014, ma anche gli anni prossimi. Chi, per ora, non sono stati inseriti tra coloro che potranno godere degli sconti Irpef sono gli incapienti (coloro che percepiscono un reddito annuo inferiore a 8 mila euro e che, quindi, sono soggetti ad imposta nulla) e i lavoratori con Partita Iva a basso reddito. Per loro, ha promesso Renzi, se ne parlerà più avanti.

Lo slogan dell’operazione è stata 10 milioni di euro per 10 milioni di italiani. In realtà, per il 2014, il fabbisogno finanziario è di 6,9 miliardi di euro, che saliranno a 14 miliardo alla fine dell’anno prossimo. Dove sono state trovate le risorse per finanziare l’intervento economico? Innanzitutto è stato abbassato il tetto dello stipendio massimo, dai 311 mila ai 240 mila euro annui, per tutti i manager e dipendenti pubblici senza distinzione di fasce, militari e magistrati compresi. Sono state decise riduzioni di spese per consulenze e assunzioni di collaboratori e l’attribuzione di 5 auto blu al massimo per ogni Ministero. Non sono, invece, stati fatti tagli alla sanità come si era paventato.

Con questi tagli mirati alla spesa pubblica, si dovrebbero risparmiare 4,5 miliardi di euro. I restanti saranno recuperati da entrate straordinarie: 1,8 miliardi di euro proverranno dalle banche, che si sono viste aumentare al 26% l’aliquota dell’imposta sostitutiva per la rivalutazione delle quote detenute in Bankitalia; altri 600 milioni deriveranno come maggior gettito Iva dalle imprese che si sono viste pagare dallo Stato i debiti della pubblica amministrazione. Inoltre, sono previsti tagli alla Difesa (da 200 a 500 milioni di euro - soprattutto dalla revisione del programma di acquisto degli F35), tagli per Camera, Senato, Presidenza della Repubblica e Corte Costituzionale.

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