Iuc per la prima casa: Imu, Tasi e Tari


Ecco le scadenze di Tasi e Tari che compongono la Iuc. Mentre l’Imu non si paga per la prima casa non di lusso
Iuc per la prima casa: Imu, Tasi e Tari

La Iuc, l’Imposta Unica Comunale, è stata introdotta quest’anno ed è composta dai tre ormai noti acronimi di Imu, Tasi e Tari. Ma cosa sono e chi le deve pagare? E quali sono le scadenze? Avere ben chiare le risposte a tali domande, potrebbe non essere semplice per molti contribuenti, soprattutto in materia di Tasi, per la quale alcuni Comuni potrebbero non aver ancora deliberato le aliquote. Per non sbagliare, dunque, sarebbe meglio affidarsi a un commercialista che possa chiarire lo scadenzario esatto dei versamenti da effettuare, anche perché, in caso di mancato pagamento, scattano le sanzioni.

Intanto, però, ecco alcune utili informazioni che riguardano lmu, Tasi e Tari sulla prima casa e le eventuali sanzioni comminate per i ritardati o mancati pagamenti.

L’Imu, l’imposta municipale unica, non si deve pagare, a meno che non si tratti di una prima casa considerata di lusso (rientrante cioè nelle categorie A1, A8 e A9).

La Tasi, la Tassa sui servizi indivisibili, deve essere pagata dal proprietario della prima casa in due rate, il 16 giugno e il 16 dicembre. Quest’anno, però, anno di introduzione, a causa dei ritardi delle delibere comunali, c’è stata un po’ di confusione. Le scadenze, quindi, potrebbero variare Comune a Comune. Nello specifico, se il Comune di appartenenza ha deliberato le aliquote e le eventuali detrazioni a maggio, le scadenze della Tassa sono già quelle effettive del 16 giugno (che dovrebbe, quindi, essere già stata versata) e quella del 16 dicembre. Se il Comune di appartenenza ha pubblicato le delibere a settembre, precisamente entro il 10 settembre scorso, allora le rate sono datate 16 ottobre e 16 dicembre. Infine, se il Comune non le ha ancora deliberate o lo ha fatto dopo il 10 settembre, solo per quest’anno il contribuente dovrà pagare la Tasi in un’unica soluzione il 16 dicembre. In questo caso, però, il Comune dovrà obbligatoriamente applicare un’aliquota dell’1‰ senza la possibilità di deliberare alcuna detrazione. Il calcolo della Tasi è simile a quello dell’Imu: occorre aumentare la rendita catastale dell’immobile del 5%, moltiplicare il risultato per 160 e, infine, applicare al nuovo prodotto l’aliquota decisa dal Comune di residenza. L’aliquota massima di base della Tasi è pari al 2,5‰, ma può essere stata aumentata dello 0,8‰, fino a raggiungere, quindi, l’aliquota massima totale del 3,3‰ se il Comune ha voluto applicare un’ulteriore addizionale per finanziare le detrazioni a supporto dei redditi più bassi. E’ possibile pagare la Tasi tramite il modello F24 oppure tramite un bollettino postale precompilato, inviato direttamente a casa del contribuente dal Comune di residenza oppure reperibile alle Poste. La sanzione per il mancato pagamento, infine, ammonta al 30% della Tasi dovuta, aumentata degli interessi maturati fino alla data del versamento.

Infine, la Tari. E’ la Tassa sui rifiuti che sostituisce la Tares e, laddove fosse ancora presente, la vecchia Tia. E’ la terza imposta che compone, assieme a Imu e Tasi, la Iuc (l’Imposta Unica Comunale), in vigore dal 1° gennaio di quest’anno. Gli introiti raccolti dal Comune attraverso il versamento della Tari servono a coprire integralmente i costi del servizio di trattamento dei rifiuti, escluse le spese legate allo smaltimento dei rifiuti speciali, dovute dai produttori che li generano. Deve essere pagata dal proprietario della prima casa e il suo ammontare dipende dalle dimensioni dell’appartamento di proprietà e dal numero delle persone che vi abitano: i parametri rispondono al principio che "chi inquina, paga" stabilito dalla normativa europea. Le scadenze possono variare da Comune a Comune, in base alle delibere. Ma, all’interno di tale grado di discrezionalità, il Comune deve garantire almeno due rate semestrali. Infine, il pagamento. La Tari, si versa utilizzando i bollettini precompilati inviati direttamente a casa del contribuente, oppure attraverso il modello F24 compilato da un commercialista che possa anche verificare che non ci siano errori nell’importo da versare.

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