Jobs Act: sì della Camera


Con 316 voti a favore, 6 contrari e 5 astenuti, il provvedimento ha ottenuto il via libera dalla Camera e adesso torna al Senato
Jobs Act: sì della Camera

Con 316 voti favorevoli contro i 6 contrari e i 5 astenuti, il testo delega del Jobs Act ottiene il via libera dalla Camera dei Deputati e torna al Senato per l’approvazione del testo emendato. Un via libera sofferto anche se ottenuto senza porre la fiducia. A votare sì al provvedimento è stata soprattutto la maggioranza composta da Pd (esclusa la minoranza del partito) e Nuovo centro destra. Hanno votato a favore, infatti, 250 deputati del Pd, 22 di Scelta Civica, 16 del Ncd, 14 del gruppo Misto, 12 di PI, e addirittura 1 della Lega e 1 di Fratelli d'Italia per un totale di 316 deputati, quanto basta per ottenere il lasciapassare. Non ha votato compatta, invece, l’opposizione che al momento del voto ha lasciato l’Emiciclo. Hanno infatti abbanonato gli scranni la Lega, imitata da M5s, FI e Sel.

40 parlamentari del Pd non hanno sostenuto il Jobs Act: due deputati, Giuseppe Civati e Luca Pastorino, hanno votato contro, mentre altri due civatiani si sono astenuti. Non è stata una sorpresa dato che l’astensione al voto della minoranza Pd era stata ampiamente annunciata da 29 deputati che, in un documento congiunto, avevano dichiarato di apprezzare "l'impegno della commissione Lavoro della Camera e riconosciuto i passi avanti compiuti su singole norme. Tuttavia, l'impianto del provvedimento rimane non convincente".

Ecco brevemente quali sono i punti principali del Jobs Act.
Licenziamenti e reintegro - Nulla cambia per quanto riguarda i licenziamenti discriminatori: in questo caso il dipendente ha sempre diritto a riottenere il posto di lavoro. Non è previsto, al contrario, il reintegro per i licenziamenti economici ma soltanto un indennizzo commisurato all’anzianità di servizio (nei decreti attuativi dovrebbe essere prevista la possibilità a un indennizzo più elevato nel caso in cui il lavoratore non faccia causa al datore di lavoro). Per quanto riguarda il licenziamenti disciplinare, il reintegro sarà previsto esclusivamente nei casi che saranno puntualmente elencati nei decreti delegati che l’Esecutivo dovrà redigere dopo l’approvazione definitiva del Jobs Act da parte del Senato. Per saperne di più, leggi l’articolo "L’art. 18 nel Jobs Act".

Cassa integrazione e ammortizzatori sociali - Scomparirà gradualmente la cassa integrazione in deroga mentre saranno accorpate AspI e mini AspI. Il piatto forte in tema di ammortizzatori sociali è il nuovo Naspi, cioè un sussidio di disoccupazione destinato a tutti coloro che, dopo almeno tre mesi di attività, perdono il lavoro. Ad avere diritto al nuovo ammortizzatore sociale sarebbero anche gli attuali 400mila collaboratori a progetto, finora esclusi da ogni misura di sostegno al reddito. I dettagli del Naspi saranno introdotti con i decreti attuativi, ma nelle intenzioni dell’Esecutivo, il sussidio dovrebbe garantire un sostegno economico per un numero di mesi pari alla metà dei mesi effettivamente lavorati negli ultimi quattro anni e fino a un massimo di due anni. Al termine del Naspi, il lavoratore ancora disoccupato con un indicatore Isee basso, potrà avere diritto a un ulteriore assegno di disoccupazione. Le risorse saranno reperite grazie a una gestione più oculata di cassa integrazione ordinaria e straordinaria, mentre quella in deroga sparirà.

Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti - E’ prevista la riduzione delle diverse forme, circa 40, di contratti di lavoro presenti oggi, tra tempi determinati, indeterminati, collaborazioni e co.co.pro...Il nuovo contratto principale dovrà essere il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti mentre sparirà gradualmente il co.co.pro. A tale tipo di forma saranno legati anche i casi di licenziamento appena esposti. Nel caso di licenziamento entro i primi tre anni, ovvero l’arco di tempo necessario affinché il contratto garantisca la tutela massima, il risarcimento sarebbe basso poiché si avrebbe subito diritto alla Naspi. Per saperne di più, leggete l’articolo "Tutele crescenti per i neo assunti"

Controllo a distanza e demansionamento - E’ previsto un rafforzamento del controllo del lavoro a distanza per favorire e incentivare il telelavoro. E’ stato, inoltre, modificato l’art. 13 dello Statuto dei Lavoratori sulla tutela del livello e della posizione lavorativa del dipendente. Il Jobs Act prevede la possibilità di demansionare e/o riqualificare il dipendente in caso di ristrutturazioni o riorganizzazioni aziendali. Ciò, secondo il Governo, dovrebbe ostacolare l licenziamento dei lavoratori nelle aziende in crisi.

Maternità e ferie solidali - Il diritto alla maternità sarà esteso anche alle lavoratrici parasubordinate, pure nel caso in cui il datore di lavoro non abbia versato i contributi. L’introduzione delle ferie solidali consente ai lavoratori di cedere i propri giorni di ferie annuali retribuiti al collega che è genitore di un figlio minorenne con handicap o malattie gravi. Per saperne di più, leggete l’articolo "Ferie solidali e contratti di solidarietà".

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