L’affido ai nonni è possibile?


La coppia si lascia e il padre sparisce. In casi estremi, la madre potrebbe volere che il figlio venga affidato alla nonna anziché all’ex convivente
L’affido ai nonni è possibile?

Le spinte culturali provenienti dalla società in ambito di diritto di famiglia hanno portato all’introduzione della nuova Riforma disciplinata dal D. Lgs. 219/2012 (“Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali”) e dal suo decreto attuativo, D. Lgs. 28.12.2013 n. 154 entrato in vigore già dallo scorso 7 febbraio.
La nuova Riforma ha sancito nuovi principi in ambito familiare stabilendo, tra le tante importanti novità, l’equiparazione dei figli naturali e adottivi, tra quelli nati nel matrimonio e fuori dal matrimonio, tra le coppie di fatto e quelle sposate e, infine un maggiore ruolo della figura dei nonni.

Tra le tante situazioni familiari che si possono riscontrare in società ce n’è una, spiacevole, ma purtroppo frequente: quella in cui un figlio, nato da una coppia di fatto e riconosciuto alla nascita da entrambi i genitori, cresca poi solo con la madre e la nonna dopo la separazione della coppia. Nel caso in cui il padre continui a esercitare il suo ruolo genitoriale e resti presente nella vita del figlio, i problemi si riducono (anche se restano comunque critici) alla necessità di far abituare il figlio alla nuova situazione familiare. Nel caso in cui, al contrario, il padre si disinteressasse totalmente della vita del figlio, la madre potrebbe voler tutelare il bambino, in caso di un suo decesso, affidandolo alla nonna piuttosto che all’ex convivente?

Secondo l’art. 315-bis del codice civile, così come è stato modificato dalla Riforma del diritto di famiglia, afferma che “Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti”. Ciò permette alla madre, in prima battuta, di richiedere in via giudiziale che l’ex convivente provveda ai suoi compiti.

Se però, quest’ultimo non modifica la sua condotta, la madre potrebbe richiedere a un giudice la pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale del padre. Si tratta, ovviamente, di un’azione delicata e definitiva e che richiede una riflessione accurata con l’ausilio di un legale esperto in diritto di famiglia che possa illustrare i vantaggi e gli svantaggi del provvedimento. A decidere è il Tribunale per i Minorenni, dopo aver compiuto attente e scrupolose verifiche anche con l’ausilio di Servizi Sociali e psicologi.
Nel caso di accettazione della richiesta il figlio, nel caso di decesso della madre, verrebbe affidata in via preferenziale al parente entro il quarto grado più idoneo all’affidamento da un punto di vista affettivo ed educativo. In questo caso, la mamma che desidererebbe che il figlio venisse affidato alla nonna, potrebbe tutelarsi redigendo e conservando una scrittura privata autenticata dal Notaio contenente le sue indicazioni in merito, come previsto dall’art. 348 del codice civile.

Nel caso in cui, invece, venisse respinta la richiesta, il padre conserverebbe il ruolo genitoriale, ma avrebbe il dovere di mantenere le relazioni del figlio con i parenti (nonni compresi ovviamente), i quali, nel caso in cui il padre non dovesse assolvere adeguatamente il proprio ruolo, potrebbero richiedere la nomina di un tutore, sempre da scegliersi nell’ambito familiare con gli stessi criteri precedenti.

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