L’Antitrust “bacchetta” nuovamente il CNF


Agcm: `gli avvocati possono farsi pubblicità in internet`. Nel mirino finisce anche la norma del nuovo Codice Deontologico forense
L’Antitrust “bacchetta” nuovamente il CNF

Il braccio di ferro tra l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e il Consiglio Nazionale Forense (CNF) è tutt’altro che concluso. E ora, a essere messo sotto accusa dall’Anitrust nel bollettino del 15 giugno 2015, è il comma 9 dell’art.35 del Codice Deontologico Forense.
Il pomo della discordia è sempre lo stesso: gli avvocati hanno la facoltà di utilizzare le piattaforme commerciali digitali a fini pubblicitari, anche attraverso l’ausilio di offerte promozionali?

La posizione dell’Antitust è ancora una volta netta e decisa in senso favorevole. Già con il provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014, l’Agcm aveva comminato al CNF una multa esemplare di circa 912 mila euro per aver "posto in essere un’intesa, unica e continuata, restrittiva della concorrenza, consistente nell’adozione di due decisioni (circolare 22-C/2006 e il parere 48/2012, ndr) volte a limitare l’autonomia dei professionisti rispetto alla determinazione del proprio comportamento economico sul mercato, stigmatizzando quale illecito disciplinare la richiesta di compensi inferiori ai minimi tariffari e limitando l’utilizzo di un canale promozionale e informativo attraverso il quale si veicola anche la convenienza economica della prestazione professionale". (Per saperne di più leggi l`articolo `Avvocati finalmente liberi`).

Nel citato provvedimento dell’Agcm veniva in particolare contestato il parere n. 48/2012 del Cnf poiché "introduce una restrizione della concorrenza tra i professionisti sottoposti alla vigilanza del CNF, impedendo loro di utilizzare determinate piattaforme digitali per pubblicizzare i propri servizi professionali, anche con riguardo alla componente economica degli stessi" limitando "l’impiego da parte degli avvocati di un importante canale messo a disposizione dalle nuove tecnologie per la diffusione dell’informazione circa la natura e la convenienza dei servizi professionali offerti, potenzialmente in grado di raggiungere un ampio numero di consumatori sul territorio nazionale". Le tanto discriminate piattaforme commerciali digitali da parte del CNF sono, al contrario, secondo l’Agcm "un mezzo idoneo per fornire agli avvocati nuove opportunità professionali, offrendo loro una maggiore capacità di attrazione di clientela rispetto alle tradizionali forme di comunicazione pubblicitaria; inoltre, tali strumenti permettono agli avvocati di penetrare nuovi mercati, consentendo di mettere in concorrenza servizi offerti da professionisti anche geograficamente distanti tra loro".

Il Consiglio Nazionale Forense pare abbia fatto orecchie da mercante, dato che non ha posto in essere alcuna delle misure prescritte dall’Antitrust: non solo non ha provveduto a rimuovere dal suo sito istituzionale il parere incriminato n.48/2012 che risulta ancora pubblicato, ma non ha neppure provveduto a dare adeguata comunicazione dell’avvenuta infrazione ai suoi iscritti. Risulta ancora mancante, infine, la relazione che il CNF avrebbe dovuto trasmettere all’Antitrust entro il 28 febbraio 2015 con l’indicazione delle misure riparatorie adottate.

C’è però un ulteriore aggravante: oltre al mancato rispetto di quanto prescritto nel provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014, c’è una norma nel vigente Codice Deontologico forense, redatto e rinnovato dal CNF ed entrato in vigore il 15 dicembre 2014 (quindi dopo il provvedimento dell’Agcm), che viola nuovamente la libertà di concorrenza tutelata dall’Antitrust. La norma in questione è il comma 9 dell’articolo 35, ("Dovere di corretta informazione") che afferma: "L’avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a se’, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso".
In sostanza, il CNF ha vietato così ancora una volta e a dispetto di quanto disposto dal Garante della concorrenza e del mercato l’utilizzo da parte degli avvocati delle piattaforme commerciali digitali a scopo di promozione.

La nuova violazione alla concorrenza non è sfuggita all’Antitrust che ha affermato come la nuova norma sia "in contrasto con i principi e le valutazioni effettuate dall’Autorità nel provvedimento n. 25154 del 22 ottobre 2014", con particolare riferimento al punto del provvedimento in cui l’Antitrust aveva espressamente e chiaramente intimato al Cnf di astenersi in futuro dal porre in essere nuovi comportamenti lesivi del diritto di concorrenza degli avvocati.

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Diritto commerciale