L’art. 18 nel Jobs Act


La Commissione lavoro della Camera ha concluso l’esame della legge delega che ora arriverà in Aula con le modifiche sull’art. 18
L’art. 18 nel Jobs Act

I sindacati sono sul piede di guerra e promettono battaglia contro la legge delega del Jobs Act che, dopo la discussione al Senato, è ora alla Camera dei Deputati. Un passaggio di consegne non indolore per il governo Renzi che ha ceduto sulla modifica del punto del provvedimento riguardante la reintegra sul posto di lavoro. E’, infatti, sulle conseguenti modifiche all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che si è consumato lo scontro, ora parzialmente rientrato, all’interno del Pd tra maggioranza e minoranza di partito. E soprattutto tra Governo e sindacati. Cgil e Uil hanno annunciato lo sciopero generale congiunto per il prossimo venerdì 12 dicembre. Mentre la Cisl è rimasta più cauta, e sciopererà il 1° dicembre solo per il contratto del pubblico impiego.

La partita è ancora aperta sull’art. 18, quindi tutto può succedere. Ma cosa prevede al momento la legge delega che, dopo la conclusione dell’esame in Commissione lavoro della Camera, arriverà in Aula? Nulla è stato modificato in merito ai licenziamenti discriminatori, ovvero quei licenziamenti illeciti poiché basati su emarginazioni dovute al credo politico o religioso, a motivi di sfondo raziale, culturale, di lingua, di preferenze sessuali o da ragioni di età o di handicap. Rientrano nei licenziamenti discriminatori anche quelli causati dall’appartenenza a un sindacato o alla partecipazione agli scioperi. La legge concede una piena tutela ai lavoratori licenziati per cause discriminatorie, obbligando il datore di lavoro al reintegro in azienda e al risarcimenti dei danni subiti dal dipendente. Come si è detto, nulla cambierà in tale ambito. Dunque, le leggi in merito resteranno invariate.

Sono previste, invece, alcune modifiche in merito ai licenziamenti economici, ovvero quelli dettati dall’impossibilità sopravvenuta per il datore di lavoro a sostenere i costi e il mantenimento del personale a causa della crisi economica. La legge, oggi, prevede il reintegro del dipendente sul posto di lavoro solo se viene dimostrato che il motivo giustificativo del licenziamento avanzato dall’azienda è "manifestamente insussistente". Se così non fosse, il lavoratore licenziato avrebbe diritto a un’indennità compresa tra i 12 e i 24 mesi di retribuzione o di 12 mesi nel caso in cui venga disposto il reintegro. La legge delega prevede, invece, che il lavoratore, al posto del reintegro, abbia diritto a un indennizzo crescente rispetto all’anzianità di servizio. Nello specifico, l’indennità dovrebbe essere calcolata sommando una mensilità e mezzo per ogni anno di servizio, fino a un massimo di 36 mesi di indennità. E’ escluso il reintegro anche per i nuovi contratti a tutele crescenti.

Infine, cosa cambia per i licenziamenti disciplinari? Sono anche quelli più frequenti, in cui il lavoratore viene allontanato dal posto di lavoro per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo basato sull’inadempienza o sulla violazione degli obblighi contrattuali da parte del dipendente. Alcune modifiche allo Statuto dei lavoratori erano già state apportate dalla Legge Fornero (L. 92/2012). Con tale Riforma si era limitato il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato esclusivamente in due casi:
- quando il fatto (motivo del licenziamento) non sussiste
- quando il fatto sussiste, ma nei contratti collettivi di lavoro nazionali di riferimento la "condotta incriminata" viene punita con sanzioni e azioni disciplinari che non prevedono il licenziamento.
Negli altri casi è prevista un’indennità che va da un minimo di 12 mensilità a un massimo di 24 mensilità dell'ultima retribuzione. Se la legge delega dovesse restare immutata, è previsto un indennizzo inversamente proporzionale alla gravità della "condotta incriminata" del lavoratore. I casi sottoposti al residuo regime di tutela, e che quindi prevedranno il reintegro, saranno definiti in maniera puntuale dai decreti delegati varati successivamente dal Governo e saranno relativi a "specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato". Nelle intenzioni del Governo, tali "specifiche fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato" dovranno, però, essere pienamente dimostrate davanti al giudice.

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Consulenza del lavoro