La depressione post partum: non è esclusivamente un problema della madre


La transizione alla genitorialità è un passaggio estremamente delicato, in grado di mettere in crisi sia la madre che il padre
La depressione post partum: non è esclusivamente un problema della madre


La transizione alla genitorialità è un passaggio estremamente delicato, in grado di mettere in crisi sia la madre che il padre.

 

Diventare genitori, un passaggio delicato

Il sogno comune di molte coppie è quello di sublimare il rapporto attraverso la procreazione.

Tuttavia la transizione alla genitorialità è un passaggio estremamente delicato, denso di implicazioni psicologiche e affettive, in cui gli equilibri della coppia vengono completamente sovvertiti.

La nuova responsabilità di dover svolgere un ruolo educativo, la difficoltà di adattarsi a nuovi e indubbiamente più stancanti ritmi di vita quotidiana, spesso associati ad una deprivazione del sonno, il calo della libido, il rapporto simbiotico esclusivo, e talvolta escludente, tra la madre e il “nuovo arrivato” costituiscono indubbiamente dei fattori in grado d’innescare dei conflitti inaspettati all’interno della coppia. E’ essenziale, dunque, che la coppia preservi la propria stabilità psicologica.

 

I sintomi della depressione post-partum

Molto si è scritto sulla Depressione Post partum Materna (DPM). E’ noto che, nelle settimane successive alla nascita, la madre può sviluppare una serie di sintomi tipici dello stato depressivo.

Alcuni di essi possono essere attribuiti al nuovo stile di vita (disturbi del sonno, stanchezza e irritabilità). Altri denotano un quadro di franca sofferenza psichica, quali agitazione, ansia, senso di inadeguatezza e frequenti crisi di pianto.

La DPM deve essere distinta da quello stato di tristezza, più o meno accentuato, che colpisce molte neo-mamme (circa 7 donne su 10) nell’immediato post partum e che la letteratura del settore descrive con il termine di “baby blues”.

Quest’ultimo è uno stato emotivo transitorio, mentre la depressione post partum, che in genere insorge più tardivamente e ha una durata maggiore, può innescare una reale sofferenza emotiva ed instabilità affettiva.

La madre frequentemente sviluppa dei sentimenti negativi nei confronti del neonato, che possono portare a gesti estremi.

Nella genesi nel disturbo indubbiamente un ruolo importante è svolto dai drastici cambiamenti ormonali, ma ci sono anche altre cause predisponenti. Premettendo che non è possibile individuare a priori chi svilupperà o meno la depressione post partum, alcuni dei principalii fattori di rischio individuati sono l’anamnesi positiva per pregressi problemi psicologici, il carattere ansioso e le sindromi premestruali in grado di determinare dei cambiamenti importanti del tono dell’umore.
 

La Depressione Perinatale Paterna (DPP)

Molto meno conosciuta è la Depressione Perinatale Paterna (DPP).

La scarsa disponibilità degli uomini di sottoporsi a questionari di ricerca, il fatto che il disturbo depressivo colpisca prevalentemente il “gentil sesso” e i sintomi più sfumati hanno fatto sì che il disturbo depressivo nei nuovi padri passasse completamente inosservato.

Sebbene le prime osservazioni sulla DPP risalgano ai primi decenni del secolo scorso, solo negli ultimi 15 anni il DPP è stato studiato in modo sistematico.

La DPP in genere si manifesta con un tono dell’umore depresso, crisi d’ansia, ipocondria, perdita di interessi, perdita della libido,  crollo narcisistico e disturbi nevrotici. In alcuni casi l’individuo può avere scatti di rabbia, arrivando alla violenza fisica e verbale, oppure sviluppare dei disturbi del comportamento alimentare, dipendenza da alcool  e da stupefacenti.

La depressione post partum può avere delle gravi conseguenze, sia per la coppia che per lo sviluppo psichico del bambino.

Il primo passo è sapere che esiste ed essere, dunque, in grado di riconoscerla.

Il secondo è chiedere aiuto e non nascondersi a causa della vergogna.

 

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