La riforma del Catasto


E’ in fase avvio la riforma che riordina i valori e le rendite catastali per generare una fiscalità più equa sulla casa. Ma non mancano le polemiche
La riforma del Catasto

Che fosse necessaria una revisione della normativa catastale è cosa ovvia. La legge attualmente in vigore risale agli inizi del secolo scorso e si dimostra obsoleta e anacronistica con gli sviluppi urbani che si sono avvicendati negli anni. Oggi, infatti, capita che, soprattutto nelle città metropolitane, si trovino immobili in pieno centro storico catastati nelle categorie popolari ed ultrapopolari, mentre altri appartamenti in periferia o di nuova costruzione generino rendite più elevate solamente perché di più recente costruzione.

Ciò genera una disparità economica e fiscale in sede di dichiarazione dei redditi, alla quale il Parlamento ha inteso porre rimedio con la legge delega numero 23 dell’11 marzo 2013 contenente "Disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita". Adesso, spetta al Governo approvare i decreti attuativi affinché ciò che è scritto su carta entri in vigore. Il Consiglio dei Ministri ha già cominciato a lavorare, partendo dall’approvazione del primo decreto attuativo sulle commissioni censuarie. E, nonostante le buone intenzioni di fondo, sono fioccate le prime polemiche su possibili nuovi rincari per i cittadini.

Vediamo prima, però, quali sono i punti cardine della Riforma:
1. Valore catastale: per le categorie catastali A, B e C sarà determinato partendo dal valore di mercato dell’immobile, utilizzando come unità di misura il metro quadrato e non il numero di vani, come avviene ancora oggi. Il valore ottenuto dovrà essere rettificato da coefficienti parametrati in base all’anno di costruzione dell’immobile, la presenza di scale e ascensori, il piano, l'esposizione, la tipologia di riscaldamento e lo stato di manutenzione. Per quanto riguarda la categoria speciale D, che comprende, ad esempio, i capannoni industriali o gli alberghi, si applicherà il metodo di stima diretto

2. Rendita catastale: si prenderà come base il valore dei redditi medi di locazione, riferiti all’andamento del mercato immobiliare nella specifica zona e utilizzando sempre come unità di misura il metro quadrato. Anche in questo caso, poi, sono previste riduzioni in base alle spese annuali sostenute per la manutenzione, la gestione e l’adeguamento tecnico

3. Commissioni censuarie: esisteranno 103 commissioni censuarie locali e una commissione censuaria centrale (con sede a Roma), a cui dovrebbero partecipare, oltre ai magistrati, funzionari dell’Agenzia delle Entrate e ai componente dell’Anci, anche i professionisti e rappresentanti delle associazioni di categoria del settore immobiliare. Alle Commissioni spetterà il compito di controllare e approvare i coefficienti e gli algoritmi alla base del calcolo del valore e delle rendite catastali

4. Immobili storici: sono quelli iscritti nella categoria catastale A/9, come i castelli o i palazzi di elevato valore storico-artistico. Per tali tipi di immobili, è previsto lo studio di un sistema di riduzioni, dati i vincoli di utilizzo, destinazione e trasformazione e i maggiori costi e obblighi di manutenzione

Come si è detto all’inizio, nonostante le buone intenzioni di calmierare la sperequazione fiscale e migliorare il sistema tributario, sono arrivate anche le polemiche. Nello specifico, si teme che il riordino del Catasto non rispetti quel principio di "invarianza di gettito" posto come condizione della riforma. E che le nuove norme si trasformino, invece, in un’altra occasione per i sindaci (che dovranno adattare aliquote e agevolazioni) di fare cassa.

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