La Riforma delle banche di credito cooperativo


Per i rimborsi ai risparmiatori vittime delle banche locali fallite si dovrà aspettare un altro decreto del Ministero dell'Economia
La Riforma delle banche di credito cooperativo

Il Consiglio dei Ministri ha varato il maxi-decreto legge sulle banche che accoglie l’accordo raggiunto con Bruxelles sulle garanzie dello Stato in merito ai crediti deteriorati e le nuove norme in ambito delle banche di credito cooperativo. Previste anche agevolazioni in merito alle vendite giudiziarie prevedendo l’esenzione dall’imposta di registro nelle vendite all’asta per tutto il 2016 per dipanare la situazione dei "crediti incagliati".

Restano al momento in attesa, invece, tutti quei risparmiatori che speravano in misure ad hoc per riottenere gli indennizzi dopo il fallimento delle quattro banche locali. Ma "per i rimborsi alle persone che verranno riconosciute come truffate dall'arbitrato non c'è bisogno di un decreto legge" assicura il premier Renzi, "si tratta di aspettare il dpcm e il decreto ministeriale che sono sostanzialmente pronti e saranno presentati nei prossimi giorni".

Per quanto riguarda il sistema delle banche di credito cooperativo, è stata creata una holding alla quale le banche di credito cooperativo hanno l’obbligo di aderire. La holding è una società per azioni che deve contare su un patrimonio non inferiore a 1 miliardo di euro. Il premier Renzi, però, tiene a precisare che "il modello delle Bcc rimane ma devono stare dentro un sistema che avrà maggiore forza e solidità".

Chi non aderisce può optare per restare fuori, ma a determinate condizioni. La Bcc che non intende aderire al gruppo bancario deve costituire una riserva di almeno 200 milioni di euro e deve versare un’imposta straordinaria pari al 20% sulle riserve stesse. In oltre, sarà obbligata a trasformarsi in S.p.a., pena la liquidazione.

Al momento, ha spigato il ministro per l'Economia Pier Carlo Padoan, ci sono circa una decina di Bcc che avrebbero i requisiti per non aderire al gruppo bancario e che potrebbero, quindi decidere per la trasformazione in Spa. Ma, ha proseguito il ministro Padoan "ci sono 18 mesi di tempo dall'approvazione della misura per scegliere".

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