La Sindrome fibromialgica dà diritto all’invalidità


L’OMS ha inserito la fibromialgia tra le patologie dolorose croniche. Anche l’Europa l’ha riconosciuta come patologia invalidante. L’Italia no, ma qualcosa sta cambiando
La Sindrome fibromialgica dà diritto all’invalidità

La Sindrome fibromialgica è una patologia invalidante caratterizzata da dolori muscolari diffusi e astenia. Colpisce prevalentemente le donne ed è associata, anche se non sempre, ad altre patologie quali disturbi del sonno, emicrania, endometriosi e sindrome del colon irritabile. La causa della fibromialgia è sconosciuta, sebbene negli ultimi anni siano stati fatti dei passi in avanti nella ricerca, quale il riscontro nei tessuti muscolari fibromialgici di un incremento delle cellule infiammatorie mastocitarie. Seppure questo dato non è di certo un punto d’arrivo, sicuramente costituisce un inizio verso la comprensione della causa.
La diagnosi di fibromialgia viene fatta sollecitando manualmente delle fasce muscolari che devono risultare estremamente dolenti alla digitopressione. Sono stati individuati 18 punti e di questi almeno 12 devono essere positivi al test di stimolazione. Inoltre gli esami ematochimici e strumentali (Rx, RMN, TC) devono essere negativi. Infine sono stati elaborati dei test validati, costituiti da una serie di domande a cui il paziente deve rispondere, che indagano il tipo di dolore e i sintomi ad esso associati.
Poiché la causa è tuttora sconosciuta anche la terapia è empirica e sostanzialmente sintomatica. Questa si organizza su due linee. La prima è farmacologica e prevede l’impiego di antidepressivi (amitriptilina e duloxetina), antiepilettici (pregabalin) e cannabinoidi (bedrocan). La seconda linea comprende le terapie fisiche, quali la ginnastica rilassante, lo yoga e l’agopuntura. Alcuni studi scientifici hanno rilevato infine alcuni risultati con la terapia iperbarica.
Sono comunque pochi i centri che hanno istituito dei reali Percorsi Diagnostici-Terapeutico-Assistenziali (PDTA) per il paziente fibromialgico. La scarsa possibilità di accedere ad un reale sistema terapeutico e l’andamento cronico della patologia stessa comporta delle serie limitazioni nella vita quotidiana, con dei risvolti sociali ed economici rilevanti, quali la perdita del lavoro o l’impossibilità d’inserirsi nel tessuto sociale, associata alla necessità di sostenere delle spese mediche non trascurabili. Basta pensare al costo dei cannabinoidi, che in molte regioni sono totalmente a carico del cittadino ed hanno un costo rilevante.
L’OMS ha inserito la fibromialgia nell’elenco delle patologie dolorose croniche. Nel 2008 anche l’Europa ha riconosciuto la fibromialgia come patologia invalidante. L’Italia no. Quindi il paziente fibromialgico in Italia non ha diritto a nessun supporto assistenziale ed economico. Tuttavia qualcosa sta cambiando, soprattutto per merito delle associazioni dei pazienti fibromialgici che stanno portando avanti delle battaglie civili importanti. L’ASL di Varese ad esempio ha riconosciuto l’invalidità ad un paziente fibromialgico. Casi simili, seppure limitati, si sono verificati anche in altre regioni. Ne consegue che ottenere un riconoscimento d’invalidità è difficile, ma non è impossibile.
Il primo passo è avere un certificato medico che attesti la patologia e le cure sostenute. La figura di riferimento è il reumatologo od uno specialista nella Terapia del Dolore. Quindi occorre avanzare la richiesta d’invalidità all’INPS. Se questa, come è probabile, dovesse essere rifiutata, ci si può opporre. Ovviamente il percorso non è semplice e allo stato attuale non c’è la garanzia del risultato. Ma partendo dal presupposto che le sentenze precedentemente citate costituiscono di fatto giurisprudenza, esiste una possibilità concreta di raggiungere il risultato. È consigliabile però servirsi di un proprio legale esperto in diritto previdenziale ed assistenziale.

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