La TASI per gli inquilini


Ecco quali sono le regole che l’inquilino in affitto deve rispettare in merito al pagamento della Tassa sui servizi indivisibili
La TASI per gli inquilini

La Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, è stata introdotta quest’anno con la Legge di Stabilità 2014 ed è parte integrante, insieme agli altri due acronimi ben conosciuti di Imu (Imposta Municipale Unica) e Tari (Tassa Rifiuti), della IUC, l’Imposta Unica Comunale. Viene incassata dal Comune per sostenere tutte le spese legate alla somministrazione dei servizi alla collettività, come l’anagrafe, il rifacimento dell’arredo urbano o l’illuminazione pubblica, ed è dovuta dai proprietari di prime e seconde case, ma anche dagli inquilini in affitto: per la prima volta, anche questi ultimi sono destinatari di una tassa sugli immobili.

La quota di Tasi spettante agli inquilini varia da Comune a Comune in base alle aliquote locali deliberate. In ogni caso, in base all’art. 1, comma 681 della Legge di Stabilità 2014 "l’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal comune nel regolamento, compresa fra il 10 e il 30 per cento dell'ammontare complessivo della TASI". Dunque, una volta calcolato l’importo complessivo della tassa, l’inquilino dovrà pagare, autonomamente dal proprietario, la quota a lui spettante. Sempre il comma 681 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2014 prescrive, infatti, che "nel caso in cui l'unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sull'unità immobiliare, quest'ultimo e l'occupante sono titolari di un'autonoma obbligazione tributaria". Ciò significa che proprietario e inquilino non sono responsabili in solido del pagamento: ciascuno deve pagare la sua quota e solo di quest’ultima si è debitori. Esiste, al contrario, una responsabilità in solido tra tutti gli eventuali coinquilini abitanti nello stesso appartamento. La ripartizione della Tasi, però, non è regolata in maniera precisa. Dunque, la soluzione migliore appare quella di una ripartizione equa della tassa tra tutti gli affittuari o una ripartizione che rispecchi le assegnazioni dei locali affittati.

L’autonomia nel pagamento della Tasi, significa anche che l’inquilino debba calcolarsi da solo l’ammontare del debito. Per evitare erroi, sarebbe consigliabile farsi assistere da un commercialista. Comunque, il calcolo della Tasi è simile a quello dell’Imu: occorre aumentare la rendita catastale dell’immobile del 5%, moltiplicarla per il coefficiente 160 (uso abitativo) e, infine, applicare al risultato ottenuto l’aliquota Tasi (del 2,5 per mille, ma può essere applicata un’ulteriore addizionale dello 0,8 per mille arrivando così a un prelievo massimo del 3,3 per mille) decisa dal Comune di residenza. La somma dovuta dagli inquilini sarà, dunque, pari alla quota percentuale della Tasi compresa nel range tra il 10% e il 30%, così come stabilito dalla delibera comunale. Se il Comune, entro il 10 settembre, ha deliberato soltanto le aliquote Tasi, ma non le quote spettanti agli inquilini, allora la percentuale sarà automaticamente del 10%.

Può accadere che un Comune, come quello di Palermo, decida di applicare un’aliquota nulla sulle case affittate. Ciò significa che la Tasi è pari a zero. Dunque, sarà nulla anche la quota di tassa spettante all’inquilino, indipendentemente dalla percentuale applicata per l’affittuario. A Palermo, per riprendere l’esempio, è prevista una quota inquilino pari al 10% della Tasi. Ma una Tasi azzerata moltiplicata per il 10%, dà comunque una Tasi nulla come risultato. Le aliquote nulle sulle case azzerate hanno creato un iniziale caos di interpretazione dovuto all’impossibilità per i Comuni di deliberare, accanto alle aliquote azzerate sulle case locate, anche le percentuali nulle per gli inquilini, dato che il comma 681 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2014 prescrive l’obbligatorietà del range compreso tra il 10% e il 30% della Tasi. Si tratta esclusivamente di un problema di tecnicismo legale, dato che da un punto di vista prettamente matematico, il risultato non cambia.

Tutto ciò, però, vale soltanto se la casa è locata. Se, invece, l’affittuario risulta essere il coinquilino del proprietario dell’appartamento, allora entrambi dovranno pagare la Tasi, ognuno in base alle quote spettanti. Ad esempio, il Comune di Roma ha deliberato una quota Tasi per inquilino pari al 20% su un’aliquota dello 0,8 per mille, ma se si vive nella prima casa del proprietario si paga il 20% su un’aliquota del 2,5 per mille. Il comune di Milano, invece, ha optato per una quota TASI per l’inquilino pari al 10% su un’aliquota dello 0,8 per mille, ma se l’immobile è la prima casa del proprietario l’aliquota sale al 2,5 per mille.

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