La tutela del contribuente, l`autotutela


E’ un istituito che prevede l’annullamento o la revoca di un atto tributario errato da parte dell’Amministrazione in maniera unilaterale
La tutela del contribuente, l`autotutela

In diritto tributario esistono degli istituti che hanno lo scopo di ridurre le liti tra il Fisco e i contribuenti, in nome della compliance, ovvero il dialogo tra contribuente e Agenzia delle Entrate. Sono tutti strumenti cosiddetti deflattivi del contenzioso, proprio perché mirano a evitare che si vada in giudizio davanti ai giudici tributari con perdita di tempo e denaro per entrambe le parti.

Tali strumenti sono:
- l’autotutela
- l’acquiescenza
- l’accertamento con adesione
- la conciliazione
In questo articolo si tratterà dell’istituto dell’autotutela, mentre nei prossimi saranno trattati di volta in volta gli altri istituti.

In linea generale, in diritto amministrativo, l’autotutela è il potere, per l’amministrazione pubblica, di emanare un atto amministrativo e, in caso di errore, di rimuoverlo in maniera unilaterale. Ovvero, l’amministrazione può annullare o revocare un atto senza la necessità di avere il consenso della controparte. In questo modo, in caso di errore, l’amministrazione pubblica può rimediare al suo sbaglio. Addirittura anche in sede di contenzioso può riconoscere l’errore e non costituirsi in giudizio.

L’istituto dell’autotutela può essere, quindi, effettuato d’ufficio dalla stessa amministrazione oppure può essere richiesto dal contribuente che affermi che sia stato fatto uno sbaglio. In caso di errore, l’amministrazione finanziaria può procede:
- all’annullamento di un atto nel caso di vizi di illegittimità, di forma o di procedura
- alla revoca di un atto nel caso risulti infondato nel merito (evento difficilmente configurabile in ambito di diritto tributario
La competenza ad annullare o a revocare un atto è della stessa amministrazione che lo ha emesso. Nel caso di inerzia di quest’ultima, interviene per sostituzione la Direzione regionale competente da cui l’amministrazione inerte dipende.

I casi in cui l’amministrazione finanziaria procede con l’annullamento di un atto sono elencati nell’articolo 2, comma 1, del D.M. 11 febbraio 1997, n. 37 che recita: "L'Amministrazione finanziaria può procedere, in tutto o in parte, all'annullamento o alla rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, senza necessità di istanza di parte, anche in pendenza di giudizio o in caso di non impugnabilità, nei casi in cui sussista illegittimità dell'atto o dell'imposizione, quali tra l'altro: a) errore di persona; b) evidente errore logico o di calcolo; c) errore sul presupposto dell'imposta; d) doppia imposizione; e) mancata considerazione di pagamenti di imposta, regolarmente eseguiti; f) mancanza di documentazione successivamente sanata, non oltre i termini di decadenza; g) sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati; h) errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'Amministrazione".

L’annullamento di un atto può essere effettuato senza limiti di tempo, nel senso che può avvenire sia se non vi sia il contenzioso, sia in caso di contenzioso in atto e sia quando l’atto è ormai definitivo poiché sono decorsi i termini per il diritto del contribuente a ricorrere. Vi è un caso, però, in cui non si può annullare, esplicato sempre dall’articolo 2, comma 1, del D.M. 11 febbraio 1997, n. 37 che recita: "Non si procede all'annullamento d'ufficio, o alla rinuncia all'imposizione in caso di autoaccertamento, per motivi sui quali sia intervenuta sentenza passata in giudicato favorevole all'Amministrazione finanziaria". Ciò significa che se il contribuente ha fatto ricorso e i giudici tributari, con decisione non più revocabile, hanno dato ragione all’Amministrazione finanziaria, l’atto non è annullabile. In questo caso, l’atto potrebbe essere annullabile soltanto per motivi di illegittimità differenti da quelli avanzati precedentemente davanti ai giudici tributari.

In merito agli effetti dell’annullamento e della revoca, quando ciò avviene, vengono di conseguenza annullati anche tutti gli altri atti consequenziali all’atto annullato o revocato. Inoltre, vi è in capo all’amministrazione finanziaria l’obbligo di restituzione delle somme eventualmente già riscosse dal contribuente.

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