Languishing: l'assenza di benessere causata dal Covid-19


Languishing, uno stato di vuoto e di stagnazione che può presentarsi in alcuni individui e di cui la pandemia è stato terreno fertile
Languishing: l'assenza di benessere causata dal Covid-19

Languishing, termine adottato dal sociologo e psicologo Corey Keyes, significa letteralmente languire, quindi trovarsi in uno stato di abbattimento fisico o morale. Si tratta di uno degli aspetti psicologici che si stanno facendo strada nell'era della pandemia da Covid-19.

Languishing: di cosa si tratta

Il languishing può essere definito come uno stato di assenza di benessere, caratterizzato da indifferenza e rassegnazione, tipico degli effetti del Covid-19. La pandemia ha avuto un fortissimo impatto sulle vite di tutti noi, sono cambiate le nostre abitudini, i nostri ritmi, la nostra quotidianità. In una simile situazione era invitabile che si presentassero delle conseguenze anche sulla nostra psiche. 

Uno dei fenomeni venuti fuori in questi mesi è proprio quello del languishing. Non si tratta di essere depressi ma piuttosto di essere privi di gioia. Nonostante si stia gradualmente provando a riconquistare, mediante le riaperture, la tanto desiderata normalità, sembra comunque rimanere nelle persone questa sensazione inspiegabile di mancato reale benessere.

Lo stesso Keyes definisce il languishing come uno stato di vuoto e stagnazione, che può presentarsi in alcuni individui. Si colloca a metà tra il benessere e la patologia; non indica, infatti, un vero e proprio disturbo psicologico, ma è tipico di chi mostra bassi livelli di benessere.

Coma la pandemia ha portato al languishing

Dopo l'iniziale paura verso un qualcosa di sconosciuto, il virus, e il non sapere come agire per fronteggiarlo e cosa aspettarsi si è passati ad uno stato di indifferenza e rassegnazione. Tali stati d'animo hanno rappresentano terreno fertile per l’insinuarsi del languishing nelle vite di alcuni soggetti. Come una sorta di forma di difesa nei confronti di un'emergenza che non sappiamo quanto possa ancora durare. 

 

Lo psicologo statunitense Adam Grant ha definito questa sensazione: "Come un confondersi tra i giorni, come osservare le nostre vite attraverso un vetro appannato. Non siamo depressi, ma, al tempo stesso, non stiamo funzionando al massimo delle nostre potenzialità. Ciò avviene perché stiamo sperimentando ormai da molti mesi l’assenza di una serie di aspetti positivi: programmazione di obiettivi, raggiungimento di soddisfazioni, socializzazione e interesse per la vita".

Cosa fare se ci accorgiamo di vivere uno stato di languishing?

Per contrastare un'eventuale sensazione di vuoto, quindi di languishing, bisogna focalizzare l'attenzione su se stessi, migliorare alcuni aspetti della propria vita e operare nei seguenti ambiti.

  • Accettazione, ovvero riconoscere e accettare quello che siamo, con i nostri aspetti positivi e negativi, i nostri pregi e i nostri difetti.

  • Autonomia e padronanza ambientale, è bene diventare responsabili del proprio benessere.

  • Relazioni positive, è molto importante coltivare rapporti profondi e continuativi con le persone, in questo ci viene in aiuto anche la tecnologia.

  • Scopo nella vita, recuperiamo quelli che sono i nostri valori, ciò che è davvero importante e significativo per la nostra vita mantenendo sempre il focus su di essi.

  • Crescita personale, bisogna cogliere i momenti di difficoltà come un’occasione di crescita, come un'opportunità dataci che in quanto tale non bisogna sprecare.

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