L’autostima, un valore da recuperare e migliorare


Una percezione distorta di sé ci allontana dai nostri obiettivi e dalla piena soddisfazione
L’autostima, un valore da recuperare e migliorare

L’autostima è definito come la “considerazione che un individuo ha di se stesso”. E’ una percezione interna del proprio essere e può manifestarsi come sopravvalutazione o come sottovalutazione a seconda della considerazione che ciascuno può avere di sé, rispetto agli altri o alla situazione in cui si trova” (Treccani).

 

E’, dunque, un processo emotivo e soggettivo che mira a stimare, appunto, il proprio essere in relazione a se stessi e alle persone che ci circondano.

Infatti, la percezione del proprio io non è stabile, ma varia nel corso del tempo a fronte delle esperienze che una persona vive. Il proprio vissuto viene rielaborato e contribuisce a delineare la consapevolezza di se. L’autostima, quindi, è un processo in continua evoluzione che varia in base alle relazioni e interazioni con gli altri. Il processo è soggettivo e interiore, ma la sua formazione avviene tramite un continuo scambio relazionale con l’esterno e gli altri.  

 

Per tale motivo, per determinare la propria autostima e per valutare un nostro comportamento, un successo o un fallimento, ci basiamo su due tipi di attribuzione: quella esterna e quella interna.

 

L’attribuzione esterna consiste nel valutare il nostro essere e i nostri gesti come il risultato delle azioni altrui (non si riconosce un errore proprio come tale, ma come reazione alla responsabilità altrui), mentre l’attribuzione interna consiste nel considerare sempre il proprio agire l’azione che scatena la reazione altrui o l’andamento positivo o negativo degli eventi.

Di qui sorgono i sensi di colpa, l’insicurezza nei rapporti sociali oppure, viceversa, la mancanza di oggettività delle proprie azioni incolpando e scaricando la responsabilità agli altri.

 

Dalle due tipologie di attribuzioni derivano due contrapposte valutazioni di sé (negativa o positiva): bassa autostima o alta autostima.

Chi ha bassa autostima di sé è generalmente una persona che non crede nelle proprie capacità e potenzialità, è una persona insicura e manifesta paure e timori nel confronto con gli altri. Tende a non prendere decisioni (se non a fronte di numerosi consigli) e, qualunque scelta si compia, si convincerà che sia sbagliata.

Chi, al contrario, ha un’eccessiva autostima è generalmente una persona, almeno apparentemente, decisa e sicura di sé. Prende decisioni senza troppe preoccupazioni e senza valutare le possibili conseguenze (che nel caso siano negative sarebbero imputate a responsabilità altrui).

 

Entrambe le visioni di sé sono distorte e controproducenti. L’equilibrio, come sempre, sta nel mezzo. Nel bilanciamento delle due visioni contrapposte, attraverso un’analisi profonda e autentica del proprio io, è possibile raggiungere quell’autostima feconda e non autodistruttiva.

 

Esistono molte tecniche utilizzate da counselor e coach che permettono di mettersi in gioco e di raggiungere il proprio equilibrio personale.

Soltanto partendo da un’autostima obiettiva e veritiera è possibile muovere i passi verso una piena soddisfazione di sé e verso il raggiungimento dei propri obiettivi.

 

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