Lavoratori impatriati: agevolazione direttamente in dichiarazione dei redditi


L’agevolazione si applica direttamente in sede di dichiarazione dei redditi se il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l'agevolazione
Lavoratori impatriati: agevolazione direttamente in dichiarazione dei redditi

Con la risposta a interpello n. 59 del 13 febbraio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito come, in relazione alle modalità di fruizione del beneficio concesso ai lavoratori impatriati, “nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l'agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta”.

In linea generale, e così come spiegato nella circolare 17/E del 2017 dell’Agenzia delle Entrate, il datore di lavoro applica l’agevolazione fiscale a favore del lavoratore impatriato dal periodo di paga successivo alla richiesta scritta inoltrata da quest’ultimo e, in sede di conguaglio, dalla data dell'assunzione. Il beneficio consente le ritenute sull'imponibile ridotto del 70% al quale saranno commisurate le relative detrazioni.

 

Ma, per fare chiarezza, cosa prevede l’agevolazione per i lavoratori impatriati?

L'articolo 16 del decreto legislativo 14 settembre 2015, n. 147 ha introdotto il "regime speciale per lavoratori impatriati", una misura introdotta allo scopo di “far rientrare i cervelli” e favorire, così, lo sviluppo economico, scientifico e culturale del nostro Paese attirando risorse umane dall’estero.

Il citato articolo 16 del D.lgs. 147/2015 è stato poi novellato dal decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 (convertito dalla legge 28 giugno 2019, n. 58) e prevede che “I redditi di lavoro dipendente, i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente e i redditi di lavoro autonomo prodotti in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato (…), concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30 per cento del loro ammontare”.

Il concetto di residenza è specificato nell’articolo 2, comma 2, del Tuir, considerando residenti nel nostro Paese le persone fisiche che “per la maggior parte del periodo d’imposta, cioè per almeno 183 giorni (o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza”.

Inoltre, la disciplina civilistica, e nello specifico l’art. 43 del codice civile, confronta le nozioni di residenza e domicilio: definisce la “residenza” come il luogo di dimora abituale e il “domicilio” come la sede principale dei propri affari e interessi. E’ bene rammentare domicilio o residenza sono due condizioni alternative; infatti, per poter usufruire dell’agevolazione prevista per i lavoratori impatriati, “la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia”.

 

Chi può usufruire dell’agevolazione

L’art. 16 del D.lgs. 147/2015 elenca le condizioni che i lavoratori devono rispettare per poter beneficiare del regime agevolativo, ovvero:

a) non devono essere stati residenti in Italia nei due periodi di imposta precedenti il trasferimento in Italia e si impegnano a permanere nel nostro Paese per almeno due anni;

b) l’attività lavorativa deve essere prestata prevalentemente nel territorio italiano.

 

I vantaggi fiscali per i lavoratori “impatriati”

Per tale tipologia di lavoratori, nella versione novellata dell’art. 16 del D.lgs. 147/2015 è prevista l’esenzione del 70% della tassazione sul reddito di lavoro autonomo o dipendente prodotto in Italia per la durata di 5 anni a partire dall’anno di acquisizione della residenza fiscale in Italia.

L'agevolazione è fruibile dai contribuenti per un quinquennio a decorrere dal periodo di imposta in cui trasferiscono la residenza fiscale in Italia e per i quattro periodi di imposta successivi.

 

Modalità di fruizione del beneficio

Sul punto, la risposta a interpello n. 59 del 13 febbraio 2020 dell’Agenzia delle Entrate chiarisce che “il datore di lavoro applica il beneficio dal periodo di paga successivo alla richiesta e, in sede di conguaglio, dalla data dell'assunzione, mediante applicazione delle ritenute sull'imponibile ridotto alla percentuale di reddito tassabile prevista dal regime agevolativo per il quale il lavoratore ha presentato la richiesta scritta, al quale saranno commisurate le relative detrazioni.

Nelle ipotesi in cui il datore di lavoro non abbia potuto riconoscere l'agevolazione, il contribuente può fruirne, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, direttamente nella dichiarazione dei redditi. In tale caso il reddito di lavoro dipendente va indicato già nella misura ridotta”.

 

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