Lavori in casa…senza permesso


Tra le novità del Decreto Sblocca-Italia, c’è la semplificazione edilizia per snellire gli adempimenti burocratici
Lavori in casa…senza permesso

Il Decreto Sblocca-Italia, contenente "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", è entrato in vigore il 12 settembre scorso, dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

Il Capo V contiene le misure per il rilancio dell’edilizia. In particolare, è l’art. 17 quello che interessa maggiormente i cittadini che intendono ristrutturare la propria abitazione. L’articolo in questione, infatti, è intitolato "Semplificazioni ed altre misure in materia edilizia". La materia non è semplice, soprattutto per i non addetti ai lavori, ma è possibile chiarire alcuni punti fondamentali. Se per i lavori di manutenzione ordinaria, come ad esempio la tinteggiatura delle pareti o il rifacimento della pavimentazione di casa, non è mai stato necessario richiedere il permesso al Comune, per i lavori di manutenzione straordinaria, come la realizzazione di ringhiere o muri di cinta esterni o l’installazione di pannelli solari o di impianti fotovoltaici, era obbligatorio ottenere il via libera del Comune per procedere con i lavori. In linea generale, gli interventi di manutenzione ordinaria sono quelli che non modificano né il prospetto esterno dell’abitazione, né la volumetria e la pianta interna dell’appartamento. Gli interventi di manutenzione straordinaria, invece, sono quelli che, pur non modificando la volumetria totale dell’immobile, apportano dei cambiamenti alla pianta interna dell’appartamento (ad esempio a fronte dello spostamento di tramezzi). Proprio gli interventi di manutenzione straordinaria richiedevano l’obbligo di ottenere dall’Ente locale di competenza il "Permesso di costruire", oppure l’obbligo di presentare la DIA o la SCIA (Denuncia di Inizio Attività o Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

Adesso, grazie al Decreto Sblocca-Italia, è molto più semplice e più economico effettuare i lavori di manutenzione straordinaria. Per poterli realizzare, basta avvalersi di un professionista autorizzato (architetto, ingegnere o geometra) che garantisca sulla regolarità del progetto e dei lavori. In pratica, il professionista incaricato di effettuare i lavori di natura straordinaria, dovrà semplicemente presentare al Comune una comunicazione di inizio lavori asseverata (Cil o Cila), prima dei lavori, durante o a lavori finiti (pagando in quest’ultimo caso una sanzione di circa 80 euro). E’ un nuovo iter burocratico semplificato che permette al cittadino di risparmiare tempo e denaro.

La semplificazione burocratica è stata possibile modificando l’art.6, comma 4, del Testo Unico sull’Edilizia (DPR 380/2001) come segue: "Limitatamente agli interventi di cui al comma 2, lettere a) ed e-bis), l'interessato trasmette all'amministrazione comunale la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato, il quale attesta, sotto la propria responsabilità, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonché che non vi è interessamento delle parti strutturali dell'edificio; la comunicazione contiene, altresì, i dati identificativi dell'impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori".

Tra le novità più importanti per il cittadino, c’è la comparazione dei lavori di frazionamento o accorpamento immobiliare agli interventi di manutenzione straordinaria. L’art. 17, comma 1, lett. a), punto 2, dello Sblocca-Italia prevede che all’art. 3 (L), comma 1, lett. b) del Testo Unico sull’Edilizia sia inserito quanto segue: "Nell'ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unità immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unità immobiliari nonché del carico urbanistico purché non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l'originaria destinazione d' uso".

Ad esempio, si potrà procedere con la semplice comunicazione al Comune per l’accorpamento di due appartamenti. Il risvolto economico potrebbe essere notevole: trasformando due appartamenti in uno solo non si pagherebbe più l’IMU per la seconda casa.

Articolo del:

I professionisti più vicini a te in Architettura civile e immobiliare